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Settimana internazionale per il sostegno dei rifugiati di Ashraf Print E-mail
27 lug 2010
di Loredana Biffo
Nuovasocietà.it
E' in corso la settimana internazionale per il sostegno dei rifugiati nel "Campo di Ashraf", in cui vivono gli esiliati della resistenza iraniana, tutti condannati a morte dal regime del "Partito di Dio", di Khamenei e Ahdmadinejad.
Il campo che ospita 3400 persone, è detto anche "Città di Ashraf", perchè ha una vera e propria struttura urbanistica, è dotato di elettricità, sistema idraulico, università, ospedale e tutto ciò che necessita alla vita quotidiana degli esuli resistenti.

Si trova a settanta chilometri dal confine iraniano, a Nord-Est dell' Iraq, ed è nato in seguito ad accordi locali ed internazionali, raggiunti nel 1983 in modo bilaterale tra rappresentanti della resistenza iraniana ed esponenti del governo iracheno.

Fu chiesta la sua costruzione da parte di vari enti internazionali i(n seguito all' emergenza umanitaria dovuta alle sanguinose repressioni in atto a Theran), una porzione di territorio all' Iraq, con patti di reciproca indipendenza ideologica, politica, e non ingerenza.

La Commissione speciale delle Nazioni Unite (UNISCOM) dichiarò il campo, luogo non sottostante all' autorità irachena. Inoltre il campo si è presentato neutrale in tutti gli avvenimenti accaduti in Iraq.
Nel luglio 2004, la forza di coalizione in Iraq, ha riconosciuto i residenti di Ashraf, "persone tutelate" dalla IV Convenzione di Ginevra. Con relative, e numerose risoluzioni dell ONU che prevedono l'impegno per la sicurezza e la protezione dei residenti di Ashraf, da parte delle forze multinazionali.
Fino al 2008 la protezione degli esuli, era principalmente sotto il controllo della forza americana, poi dal 2009 tale protezione è stata trasferita al governo iracheno, in seguito alla insistente richiesta del Premier iracheno Al Maleki.
Nei primi mesi del 2009 a Teheran si sono incontrati Al Maleki e Ali Khamenei, guida suprema dell'autorità iraniana, che ordinò a Al Maleki di reprime incondizionatamente i residenti del campo di Ashraf, con relativa estradizione di un alto numero di questi, e l'abbandono dei restanti nel deserto.
Amnesty Internetional, dichiara, a tutela degli esuli, che coloro che vivono a Camp Ashraf, se estradati in Iran, andranno incontro a torture e gravi violazioni dei diritti umani, pertanto con una Dichiarzione pubblica, AI INDEX. MDE 14.02.2008, ricorda che gli esuli sono sotto tutela internazionale.

Il 28 e 29 luglio 2009, le forze di sicurezza irachena, sono entrati nel campo sparando sui rifugiati, picchiandoli con bastoni, spranghe e asce, utilizzando bombe sonore, getti d'acqua calda e bombolette di gas. Uccidendo 11 persone, ferendone 500, la maggior parte donne, altri sono stati prelevati e incarcerati.
Il regime iraniano, quando si è reso conto di non riuscire a reprime la rivolta del popolo nata in seguito alle elezioni farsa del 12 giugno 2009, ha cercato di allontanare con la forza i residenti di Camp Ashraf, perchè essi sono il cuore pulsante della rivolta del popolo per la libertà e la democrazia, il perno della lotta per l'abbattimento del regime.

L'autorità iraniana, con i suoi uomini in Iraq, ha l'obiettivo di distruggere Camp Ashraf, poiché anche in Iraq gli esuli di Ashraf, riscuotono il consenso del popolo e delle forze democratiche irachene, pertanto costituiscono un enorme ostacolo all'insediamento dell'integralismo in Iraq, e a causa di ciò, il regime dittatoriale dell' Iran, teme di non riuscire a instaurare il sistema islamico, cioè il "Partito di Dio" anche in Iraq.
E' necessario ricordare che l'obiettivo del regime, che non ha il suo fulcro in una sola figura dirigente, ma è una ideologia, è quello di "islamizzazione del mondo", e la condanna ai "nemici di Dio", che significa la condanna a morte di tutti i dissidenti, orientali e occidentali.

E' attualmente in corso una campagna internazionale organizzata dalla resistenza iraniana nei paesi europei, nonché in Canada, Australia e America, contro il "trasferimento forzato" dei residenti di Ashraf, e le restrizioni sul cibo, medicine, cure, combustibili, nel campo, che hanno lo scopo di farli uscire e rimandarli in Iran, dove troverebbero morte certa. Per questo è stata nominata la settimana internazionale per la difesa degli esuli di Ashraf.

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