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John Bolton:“la posizione di Maryam Rjavi sull’Iran è quello da esguire” Print E-mail
03 lug 2010
ADDI - "Il motivo per cui noi dobbiamo sostenere l'opposizione democratica in Iran è per vedere finalmente un cambiamento al governo, il prima possibile. Alcuni importanti personaggi occidentali affermano che l'Iran non è ancora pronto per la democrazia; io credo fermamente che loro si sbaglino, e che invece l'Iran e gli iraniani siano pronti, più che pronti!" Questo è quel che ha dichiarato John Bolton a Tavergny lo scorso 26 giugno 2010.

Il vecchio ambasciatore americano all'ONU ha preso la parola dinanzi a migliaia e migliaia di iraniani, provenienti da ogni parte del mondo e recatisi in Francia per sostenere Maryam Radjavi e il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.
Prima di lui anche l'ex primo ministro spagnolo Aznar aveva sottolineato in un discorso come in Iran ci sia assoluto bisogno di un cambiamento democratico.

Ecco ancora altri estratti dal discorso di Bolton:

"Grazie mille a tutti voi. E' con immenso piacere che oggi mi trovo qui, in un'occasione così importante per il popolo iraniano e vi ringrazio di avermi dato la possibilità di essere qui. Vi dico subito che ci sono decine di migliaia di americani che credono fermamente che nelle politiche degli U.S.A. uno degli obiettivi più importanti da raggiungere sia quello di mediare per un cambiamento politico in Iran.

Non credo ci sia bisogno di ricordare a voi presenti quanti e quali crimini abbia commesso il regime e quanti innocenti siano morti.
E' un governo non legale, che mantiene il potere con la forza e la crudeltà dei suoi crimini. Quel che è davvero importante è che il resto del mondo si sta accorgendo che specie negli ultimi anni il regime è divenuto sempre più una dittatura militare. Si tratta di un regime di oppressione fascista che controlla totalmente l'Iran. La repressione crudele che è seguita alle elezioni presidenziali del 12 giugno dell'anno scorso ha aperto finalmente gli occhi all'opinione pubblica mondiale e non soltanto perchè l'elezione ed i risultati delle stesse sono stati truccati o perchè i Pasdaran e i Bassiji hanno esercitato pressioni e crimini sui cittadini iraniani, ma soprattutto perchè tutti si sono resi conto che il regime intimorito dalla forza del popolo, può solo ricorrere alla maniere violente e che invece il popolo unito negli ideali democratici di libertà è molto unito e forte.

Io devo innanzitutto dire che gli americani specie dopo la questione del broglio elettorale hanno preso una posizione molto determinata. Io credo che l'amministrazione non voglia dire la verità su ciò che è accaduto in Iran perchè spesso sono state tese le mani per i negoziati e in particoloare per il programma delle armi nucleari.
Tutti coloro che conoscono il regime dovrebbero sapere che quella mano tesa ora non ci sarà più e non si negozierà su nulla, nè sul programma iraniano nè sulla libertà del popolo iraniano. Soprattutto dovrebbe capirlo l'amministrazione di Washington.

Io ci tengo ad assicurarvi che la popolazione americana, quella universitaria, quella dei congressi, quella dei circoli culturali ha perfettamente preso coscienza di come il regime di Teheran sia un regime con cui non si possa e non si debba assolutamente negoziare e con cui si debba per forza escludere la politica dell’accondiscendenza.

L'incontro di oggi è la dimostrazione per il regime di Ahmadinejad che l'Iran democratico esiste ed il popolo è unito, e soprattutto è un grande segnale che dichiara al mondo intero che gli iraniani desiderano esercitare legittimamente il controllo sul proprio paese e che stanno lottando per un governo civile e democratico.
Gli iraniani martoriati da una dittatura trentennale, meritano la libertà come ogni altro popolo ed i parlamentari europei, canadesi, americani stanno prendendo importanti posizioni per far sì che ciò si realizzi.

Il sostegno che il regime iraniano conferisce al terrorismo internazionale, tanto da definire il regime banchiere centrale del terrorismo, ha permesso che l'Iran cadesse acnor di più in un isolazionismo sempre più profondo che ha poi comportato crescenti imposte al popolo iraniano.

La politica americana deve essere attiva e deve impegnarsi per garantire la libertà agli iraniani. Io credo che la prima cosa che bisogna dire chiaramente è che gli U.S.A. non devono mettersi contro i gruppi di opposizione legittima che combattono civilmente per un cambiamento legittimo. Come voi sapete in molti paesi europei l'OMPI è stata finlamente rimossa dalle liste di organizzazioni terroristiche. Al momento questo non è il caso degli Stati Uniti. Ma moltissimi membri del Congresso esortano il segretario di Stato, Hillary Clinton, a rivedere questa posizione che dopotutto era stata imposta nel 1997 sotto l'amministrazione di Bill Clinton, e che sembra aver soltanto favorito la crescita di un regime sanguinario. Incombe sull'amministrazione il peso di una decisione molto importante quindi, rivedere la posizione come hanno fatto in Europa o fare finta di non sentire.

L'opposizione americana al terrorismo internazionale è molto ben organizzata ma noi ci auguriamo che questa opposizione si basi su fatti e non su ideali. Credo che a breve termine gli USA debbano garantire la sicurezza e la stabilità dei residenti iraniani nel campo di Ashraf.

La presenza americana all'interno del campo dovrà essere un modo per evitare i crimini fisici e psicologici che il regime attua contro gli iraniani. L'ONU deve prontamente dichiarare all'Iraq di non avere più intenzione di accettare l'ingerenza irakena nel Campo di Ashraf, ingerenza pilotata dal regime iraniano. Questo argomento sarà di certo uno dei più importanti al congresso americano. abbiamo visto nelle ultime settimana come in Consiglio di sicurezza siano state imposte sanzioni sul programma delle armi nucleari. Le sanzioni sono utili per far pressioni sul regime e tramite esse si potrà arrivare ad una caduta del governo e ad un Iran democratico. Purtroppo non credo siano sufficienti solo le sanzioni per arrestare la crudeltà del regime e la sua corsa all'armamento nucleare.
Il nostro sostegno alla lotta per la democrazia non vuole essere retorico.

Quando il regime otterrà l'arma nucleare di certo sarà rinforzato e anche l'esercito lo sarà. Il possesso delle armi nucleari da parte dell'iran rappresenterà un problema soprattutto per i paesi vicini ma anche per gli iraniani, che saranno costretti a nuove repressioni sempe più dure.

Penso che sia molto importante che l'opposizione democratica si batta per far sì il regime non riesca a dotarsi di armi nucleari. I commentatori occidentali dicono che l'opposizione alle armi nucleari da parte del popolo non fa che rafforzare il regime. Noi sappiamo che non è proprio così. Crediamo che i punti fondamentali del programma della signora Rajavi debbano essere espliciti. Mi permetto di citare una sua dichiarazione : “Noi vogliamo che l'Iran di domani non abbia armi nucleari nè di distruzione di massa. E' questa la posizione giusta”.

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