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Iran: piano per condannare a morte 5 detenuti per le rivolte con l’accusa di cooperare con il PMOI Print E-mail
20 gen 2010
Il giudice dei mullah, Salavati: Secondo l’articolo 186 del Codice Penale islamico, fino a che il nucleo del PMOI(MEK) rimarrà in vita, tutti i suoi membri e sostenitori, anche se non coinvolti nella frangia armata, saranno considerati mohareb( nemici di Dio).

NCRI- Lunedì 18 Gennaio 2010, il regime clericale ha indetto una corte illegale presieduta da Salavati, nella quale si è richiesto che venga adottata la “punizione più severa” nei confronti dei 5 detenuti per le rivolte che hanno avuto luogo nel giorno santo di Ashura( 27 Dicembre), con l’accusa di cooperare con il PMOI/MEK, di essere “Moharebeh”(condurre cioè la guerra contro Dio) e di essere collusi contro la sicurezza nazionale. Per impedire che rilascino rivelazioni importanti informazioni, il regime clericale si è rifiutato di divulgare i nomi degli imputati.

Salavati, che è stato coinvolto nell’esecuzione e tortura di centinaia di coloro che sono stati arrestati durante le rivolte nazionali e anche di altri prigionieri politici, deve essere processato per crimini contro l’umanità insieme al suo equivalente, Saeed Mortazavi.

Il giudice del processo penale, ha fatto di tutto per radunare una serie di dichiarazioni in grado di collegare le rivolte ai“ contatti satellite e ai nuovi sbocchi”, “alle comunicazioni internet”, e “ai collegamenti con l’intelligence americana e ai suoi canali di ricerca”. Allo stesso modo ha fallito nel nascondere la sua trepidazione in merito all’attacco dei dimostranti per il “principio del velayat-e faqik ( norma clericale), che ha descritto come “l’intensificazione delle misure “ che costituiscono “il pilastro del sistema governativo”.

Egli non avrebbe nemmeno nascosto il suo sollievo per il fatto che il “sistema” si è organizzato in modo tale da sopravvivere un altro giorno alla rabbia e all’odio dei dimostranti (Agenzia Fars, 18 Gennaio 2010).

Ha poi dichiarato il falso, sostenendo che gli imputati “siano stati addestrati in Iraq e nei paesi europei dal PMOI, per essere impiegati nel terrorismo e nelle rivolte.”

Tali ridicole bugie, che sono ricordi delle accuse lanciate dalla polizia segreta dello Shah (SAVAK) durante gli ultimi giorni del regime, servono solo ad aumentare il terrore e la pressione del regime clericale e lasciano intuire una sua imminente fine.
Salvati ha anche detto che fino a che “il nucleo del PMOI non verrà eliminato, l’Articolo 186 del Codice Penale islamico, dovrà essere applicato al PMOI.“

In accordo con questo articolo, “ Fino a che il nucleo di questa organizzazione rimarrà in vita, tutti i suoi membri e sostenitori …saranno considerati mohareb (nemici di Dio), anche se non coinvolti nella lotta armata”.

Prima di questo, il mullah Ebrahim Raeesi, Primo Deputato del Corpo Giudiziario del regime e uno dei responsabili del massacro di 30 mila prigionieri politici nel 1988, ha detto:” Il PMOI è un movimento organizzato e “ tutti coloro che lo aiutano in ogni circostanza e in ogni modo.. saranno considerati mohareb “. Raeesi ha sottolineato che usando bastoni e sassi i dimostranti dimostrano di meritasti l’accusa di essere mohareb, che comporta la pena di morte (Tv di Stato, 30 Dicembre 2009).

Nel frattempo altri due prigionieri politici accusati di “avere contatti con il PMOI “ sono stati condannati a 10 e 15 anni di carcere in questi giorni. Trascorreranno metà dei loro termini carcerari in regioni remote con climi inospitali.

La Resistenza Iraniana rende noti e allarma la comunità internazionale sulle esecuzioni e i lunghi termini carcerari previsti per i prigionieri politici e i detenuti delle rivolte, come pure sulle torture e le pressioni imposte su di loro dal regime per costringerli a rilasciare false confessioni.

La Resistenza Iraniana si è anche rivolta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, al Consiglio di Sicurezza, all’Alto Commissariato per i Diritti Umani e ad altre importanti autorità internazionali,perché condannino le violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime clericale e per chiedere l’adozione di ferme sanzioni nei confronti del regime, come la sospensione dei contatti economici e politici fino a che tutti i prigionieri politici saranno rilasciati e torture, esecuzioni e soppressioni saranno definitivamente scomparse dall’Iran.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
19 Gennaio 2010

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