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Obama tenda la mano ai dissidenti democratici e non al regime khomeinista Print E-mail
16 gen 2010
L'Occidentale
di Michael A. Ledeen

Obama sta davvero valutando l’idea di dare aiuto ai dissidenti democratici iraniani? È quanto apprendiamo da Jay Solomon sulla prima pagina del Wall Street Journal del 9 gennaio. O almeno dal titolo del suo pezzo. Una volta entrati nel testo si ha l’impressione che di sostanza ce ne sia molta meno. Sembra che, dopo sette mesi di coraggiose manifestazioni di milioni di iraniani, qualcuno tra i nostri policy maker si sia reso conto che il regime tirannico retto dalla Guida suprema Ali Khamenei e dal presidente Mahmoud Ahmadinejad è ampiamente detestato dai suoi sudditi, davanti ai quali ha perso legittimità. Tanto di guadagnato, anche per il nuovo tono delle dichiarazioni di Obama e di altri a netto sostegno dei dissidenti.

Sino a questo momento, però, non si sono visti segnali di aiuto per gli oppositori del regime. Né Solomon, dal canto suo, offre ragioni per pensare che una politica del genere sia in programma. A basarsi sul suo articolo, il massimo che si può dire è che stiamo prendendo in considerazione una politica ippocratica: non facciamogli del male.

Solomon la descrive così:

“In alcune interviste di questa settimana, alti funzionari statunitensi hanno sottolineato come la politica sull’Iran del presidente Barack Obama non sia tesa alla ricerca di un cambiamento di regime. Piuttosto – hanno affermato questi funzionari – Washington conserva il proprio impegno per una doppia strategia, tesa da un lato ad arrestare il programma nucleare iraniano e, dall’altro, ad applicare sanzioni sempre più elevate nel caso in cui le trattative fallissero”.

Al che, la prima domanda che viene in mente è: ma le trattative non sono già fallite? È da trentuno anni ormai che sono fallite. Ed è stata abbandonata pure la promessa di Obama di “passare all’azione” se non si fossero visti sviluppi entro Capodanno. Così è la solita storia. È appeasement.

“Sia l’amministrazione Obama che i dissidenti iraniani sono stati molto cauti nei contatti diretti per timore che incontri del genere potessero mettere munizioni a disposizione di Teheran…”.

Sciocchezze! I dissidenti non sono cauti nei “contatti”. Piuttosto sono scoraggiati e ben più che seccati dalla totale assenza di contatti da parte del mondo occidentale. I cosiddetti “timori” che incontri del genere possano “fornire munizioni” al regime è come il rifiuto dell’Occidente di salvare gli ebrei d’Europa durante l’Olocausto o di dare aiuto ai dissidenti sovietici durante la Guerra Fredda. I dissidenti iraniani subiscono già stupri, torture ed esecuzioni di massa, ed è a noi che quotidianamente viene data la colpa per la stessa esistenza del movimento di opposizione. Questa “scusa” fa parte del classico linguaggio degli appeaser.

“Ancora, - hanno affermato diplomatici e analisti - la rivalutazione dell'Onda Verde da parte della Casa Bianca segna un’evoluzione significativa della politica di Obama sull’Iran da quando i manifestanti hanno iniziato a mettere apertamente in dubbio la rielezione del presidente Ahmadinejad a giugno”.

Al meglio, la rivalutazione dimostra un riluttante riconoscimento che ancora una volta la comunità d’intelligence statunitense non è riuscita a comprendere gli eventi in Iran. Le parole di appoggio all'Onda Verde pronunciate da Obama sono di certo incoraggianti, ma affinché il titolo del Wall Street Journal risulti corretto gli Stati Uniti hanno sul serio il dovere di FARE alcune cose. Si tratta di cose semplici, giuste, poco costose e non-violente, proprio come la stessa Onda Verde.

Ecco alcune di queste azioni:

- Per prima cosa, dare aiuto alle famiglie dei prigionieri politici e dei martiri della dissidenza. Ciò dovrebbe essere accompagnato da appelli pubblici per il rilascio dei prigionieri e per la fine delle torture e di tutte le violazioni dei diritti umani nelle prigioni iraniane.

- In secondo luogo, fornire ai dissidenti moderni strumenti di comunicazione. Nel corso della Guerra fredda inviammo macchine fax ai dissidenti sovietici; coloro che oggi combattono per la libertà hanno bisogno di moderni telefoni e server.

- Terzo, porre fine al riuscito sabotaggio delle trasmissioni radio e tv nel paese da parte del regime. Al momento Bbc, Voice of America, Pars Tv e Radio Farda di fatto non trasmettono. Mentre altre emittenti iraniane che si appoggiano allo stesso satellite Hotbird - inclusi non meno di diciassette canali televisivi – trasmettono senza alcuna difficoltà. Gli iraniani hanno bisogno di sapere cosa succede nel proprio paese e di sentire parole incoraggianti dall’Occidente.

Provvedimenti semplici, giusti e non-violenti, ma efficaci contro un regime scellerato e brutale che ogni giorno uccide la propria gente e la nostra.

Fate più in fretta, per favore.

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