Un incontro con Maryam Rajavi, da parte della rivista Arc-en-Ciel des Nouveaux Droits de l'Homme (NDH).
Arc en Ciel: Signora Presidente, L'organizzazione “Nuovi Diritti dell'Uomo” (ONG – ndt) lotta a fianco della Resistenza Iraniana da 30 anni. Che considerazioni le ispira questa relazione fraterna nell'azione comune?
Maryam Rajavi: Questa relazione rappresenta per noi l'amicizia incondizionata del popolo francese verso la lotta dolorosa del popolo iraniano per la libertà. Il sostegno dell'NDH alla Resistenza iraniana durante tre decenni non è mai stato contaminato dalla politica, dal commercio o dalle relazioni con l'Iran dei mullah, perché è fondata sull'adesione a principî umanitari e alla difesa delle libertà. Il messaggio che ispira questa fedeltà è che gli autentici difensori dei diritti dell'uomo non possono dissociare la difesa di questi diritti da quella dei diritti alla resistenza per la libertà. In un mondo nel quale la “resistenza”, il “sacrificio per la libertà”, la “fratellanza”, e i valori di libertà sono visti come oggetti da destinare al museo della Storia, la difesa senza controparte dell'NDH e delle altre organizzazioni umanitarie, del diritto all'esistenza di un movimento che ha subito continue persecuzioni, possiede un valore inestimabile.
AeC: Abbiamo attraversato insieme i momenti più drammatici (l'omicidio di Kazem Rajavi da parte degli sbirri di regime, a Ginevra; cariche della polizia ad Auvers sur Oise nel 2003; inserimento della vostra organizzazione sulla lista nera del terrorismo ecc.). Credete che il peggio sia passato e che l'avvenire possa essere più sereno?
MR: Sì, il futuro è sereno. È nella fede e nella speranza in questo avvenire radioso che abbiamo potuto attraversare tutte le difficoltà incontrate fino ad oggi. Questa speranza riposa su due elementi fondamentali: da un lato il sostegno alla nostra nazione dall'interno come dall'esterno dell'Iran, che si è levata per aiutarci sul piano morale e materiale; e io posso dire che noi sentiamo di appoggiarci, sotto questo punto di vista, su una montagna incrollabile. D'altra parte, si appoggia sulla solidarietà dei cittadini e di nobili personalità nel mondo intero (al contrario dei governi che hanno partecipato alla repressione del popolo iraniano inserendo la sua resistenza su delle liste nere stabilite in piena illegalità). Autentici democratici, in Europa e negli Stati Uniti, si sono sollevati per difenderci. Di fatto, essi, hanno preso le difese di autentici valori umani. Alcuni di loro sono arrivati fino a mettere in pericolo le loro carriere politiche o le loro funzioni, subendo enormi pressioni. Per quel che ci riguarda, è assolutamente chiaro che in questa conquista della libertà, dovremo ancora passare altre difficoltà. La ragione è semplice. Noi non vogliamo piegarci al fascismo religioso al potere in Iran. Questo rende la nostra lotta sicuramente più difficile, ma è il prezzo della nostra fedeltà all'ideale di libertà.
AeC: Voi avete il sostegno di decine di migliaia di sindaci francesi, della maggioranza dei parlamentari francesi, di centinaia di parlamentari tedeschi, inglesi, italiani, spagnoli... di personalità come Rudolf Giuliani, sindaco di New York nel 2001, Elie Wiesel ed altri. Padre Pierre e Danielle Mitterand vi hanno sostenuto fino all'ultimo. Cosa vi manca ancora perché la vostra legittimità sia infine riconosciuta?
MR: La resistenza iraniana non ha problemi di legittimità sul piano internazionale. Anche quando il governo britannico o l'UE hanno inserito ingiustamente l'OMPI, la principale forza di resistenza, sulle liste delle organizzazioni terroriste per mercanteggiare coi mullah, la Resistenza iraniana continuava a beneficiare di una legittimità manifesta, in particolare presso i parlamentari sia in Europa che al Congresso degli Stati Uniti.
Approfitto di questa occasione per esprimere la mia gratitudine a tutti i sindaci, le personalità, i parlamentari e i cittadini francesi e degli altri Paesi, che non hanno esitato a prendere le parti del campo di Ashraf e della Resistenza iraniana.
Tuttavia, il principale ostacolo sul cammino del popolo iraniano, resta la vasta legittimazione dei governi occidentali alla dittatura religiosa di Teheran. Sfortunatamente questi governi hanno sbarrato l'accesso del popolo iraniano ai suoi ideali. Quello che noi vogliamo è che essi riconoscano la lotta del popolo iraniano per il cambiamento di regime. Ho detto spesso che noi non vogliamo né il denaro né le armi dei governi occidentali. Quello che vogliamo è che restino neutrali nel conflitto che oppone il popolo dell'Iran al regime dei mullah. Se cessassero di sostenere il regime, allora sarebbe possibile portare le prove delle violazioni dei diritti dell'uomo e del terrorismo di questo regime davanti al Consiglio di Sicurezza, e allora la terza via che noi proponiamo, vale a dire il cambiamento democratico per il popolo iraniano e la sua resistenza, si aprirà.
AeC: L'Europa vi ha cancellato dalla lista delle organizzazioni dette “terroriste”. Che speranze avete dalla sponda americana prima delle elezioni presidenziali del 2012, dal momento che Obama ha appena abbandonato i Palestinesi?
MR: Nel luglio 2010, il tribunale d'appello di Washington ha sentenziato dicendo che, nel processo d'iscrizione, il diritto dell'OMPI alla difesa è stato sbeffeggiato. Ed ha ordinato al Dipartimento di Stato di rivederne l'iscrizione. Al Congresso americano emerge una forte tendenza, all'interno di entrambi i partiti, a considerare illegale l'iscrizione. Numerosi parlamentari hanno presentato una risoluzione per cancellare il nome dell'OMPI dalla lista nera. Non solo, decine di responsabili dei vari governi americani che si sono succeduti in questi ultimi vent'anni, hanno messo in piedi una vasta campagna politica che insiste sul fatto che la soluzione alla questione iraniana passi per il sostegno a questa resistenza, e per la cancellazione del nome dell'OMPI da quella lista. Per cancellare questa etichetta, la giustizia, la democrazia e la legge sono al fianco della Resistenza Iraniana. Tuttavia, l'interesse allo status quo della dittatura religiosa, arriva al punto da inviare un messaggio agli Stati Uniti per dire che la ritrattazione dell'iscrizione dell'OMPI dalla lista del Dipartimento di Stato equivarrà ad una dichiarazione di guerra alla “Repubblica islamica”.
Nel 1997 quando il Dipartimento di Stato ha iscritto l'OMPI sulla lista, le autorità dichiararono che si trattò di un gesto di buona volontà verso l'Iran dei mullah. Si trattò dunque di una decisione puramente politica, senza alcuna base o giustificazione materiale o legale.
Quando i mullah iraniani complottarono per assassinare l'ambasciatore saudita a Washington, e quando l'ultimo rapporto dell'AIEA stabilì chiaramente che il regime preparava la bomba atomica, gli Stati Uniti avrebbero dovuto decidere se contava di più continuare a stare al fianco del regime dei mullah, o rispettare la nazione iraniana.
IL CULMINE DELLA BATTAGLIA
AeC: I dissensi all'apice del potere a Teheran sono ormai di dominio pubblico. Cosa ne pensa?
MR: I dissensi tra la Guida Suprema e il suo presidente sono visibili, e non si tratta di una semplice battaglia di potere. È il risultato dello stallo nel quale si trova il regime. Ahmadinejad è salito al potere nel 2005. In questi sei anni è stato l'esecutore degli ordini di Khamenei. Quest'ultimo cantava ogni settimana le lodi del suo “miracoloso” presidente. Al momento della frode elettorale del 2009, Khamenei ha messo Ahmadinejad al centro di uno scandalo che ha scatenato estese proteste di piazza. Ma da quando il regime è entrato nella zona di turbolenza, Ahmadinejad ha iniziato a sfidare il suo maestro. Come si è arrivati a Questo? Le sommosse del 2009 e del marzo 2011, hanno seriamente incrinato l'autorità di Khamenei. Da un altro lato il regime si confronta con un fallimento economico aggravato dagli effetti dell'embargo internazionale. La primavera araba e, nel cuore degli sconvolgimenti, la rivolta in Siria, hanno scosso il fronte regionale del regime e la sua stessa esistenza. Il conflitto all'apice del regime è tale che Khamenei pensa di cambiare la costituzione per sopprimere la corrispondenza del Presidente della Repubblica. Sette mesi dopo l'inizio di questo confronto, non si è trovato alcun mezzo per controllarla. Le elezioni legislative del marzo prossimo accentueranno senza dubbio gli antagonismi.
AeC: Ashraf, in Iraq, dove sono rifugiati, senza armi, 3400 membri della sua organizzazione, è costantemente aggredita dalle forze armate del governo iracheno. Cosa succederà all'inizio del 2012, quando gli americani si saranno ritirati?
MR: Questa domanda bisogna farla innanzitutto al governo americano, il quale si è impegnato a garantire la protezione dei residenti di Ashraf. La comunità internazionale, e in particolare l'Unione Europea e l'ONU, che sono impegnati nel caso Iraq, sono ugualmente responsabili. Devo ricordare che nel luglio del 2009 e in aprile del 2011, è per ordine e per i piani del regime che il governo iracheno ha proceduto al massacro della popolazione indifesa di Ashraf. E questo quando le forze americane si erano impegnate per iscritto a proteggere i Mujaheddin del Popolo in cambio della consegna delle loro armi. Poi, durante i massacri, hanno voltato il capo e hanno ignorato il loro impegno. Dopo la carneficina di aprile, l'ONU ha chiesto un'indagine indipendente. Ma il governo iracheno la ha rifiutata. Non solo; ha poi dichiarato un ultimatum per la chiusura di Ashraf il 31 dicembre 2011. È chiaro a tutti che si tratta di determinare l'inizio di un nuovo massacro, in conformità agli ordini dei mullah. Il regime di Teheran ha annunciato, il 21 ottobre, che un accordo in sette punti si è concluso col governo iracheno per lo smantellamento di Ashraf. Eppure, in questi ultimi mesi, gli abitanti di Ashraf hanno rinunciato al loro diritto elementare di restare ad Ashraf (dove vivono da un quarto di secolo), accettando il piano del parlamento europeo che prevede il loro trasferimento verso un altro Paese. Hanno anche presentato sette piani per regolamentare questo problema umanitario. Ma hanno comunque sottolineato che non accetteranno di arrendersi al regime, o di essere massacrati. Tuttavia, il regime fantoccio in Iraq, ha rifiutato tutte le proposte presentate dai residenti di Ashraf. E cerca di creare ogni ostacolo, e di far avanzare unicamente l'opinione dei mullah, cioè il dislocamento degli abitanti allo scopo di massacrarli con comodo.
Lo scorso settembre l'HCR ha riconosciuto i residenti del campo come richiedenti asilo in modo da beneficiare della sua protezione. L'HCR ha intenzione di definire, uno per uno, lo status dei residenti, ma ha urtato contro le difficoltà poste dal governo iracheno. In queste condizioni, all'approssimarsi della scadenza dell'ultimatum, appare urgente l'azione del governo americano e dell'Unione Europea, che devono prendere l'iniziativa per una decisione al Consiglio di Sicurezza per far sì che gli osservatori delle Nazioni Unite e i caschi blu possano installarsi ad Ashraf allo scopo di proteggere il loro trasferimento verso un altro Paese.
Dal momento che la Francia e gli altri Paesi hanno potuto impedire il massacro dei civili a Bengasi, deve esserci una soluzione molto più semplice per impedire una catastrofe umanitaria ad Ashraf. È nelle capacità e nelle responsabilità di queste potenze. Dopo tutti questi allarmi della resistenza iraniana e dei difensori dei diritti dell'Uomo, come hanno appena affermato alcuni parlamentari europei, nel caso si ripeta un bagno di sangue, la responsabilità incomberà sui governi degli Stati Uniti, dell'UE e dell'ONU, i quali sono perfettamente al corrente della gravità della situazione e degli ostacoli creati dal governo iracheno.
NESSUNA SHARìA
AeC: Dopo le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia, coloro che succedono ai dittatori dicono di voler instaurare la sharìa. Quando il regime dei mullah sarà rovesciato, se lei sarà lì, avrà la volontà di proclamare la neutralità religiosa dello Stato?
MR: Il programma della Resistenza iraniana per l'Iran del futuro è l'instaurazione di una repubblica pluralista e laica, fondata sull'uguaglianza dei sessi e marcando la necessità per le donne di svolgere un ruolo paritario nella direzione politica del Paese. Verrà creata una società rispettosa dei diritti dell'Uomo, dove la pena di morte sarà abolita; un Iran non nuclearista che vivrà in pace e in coesistenza col resto del mondo. L'esperienza amara del fascismo religioso, in Iran, fondato sulla deformazione dell'Islam, ha reso esplicito un consenso, in seno al popolo iraniano, sulla necessità della separazione tra Stato e religione. La Resistenza iraniana è fermamente decisa a vegliare sul fatto che, nell'Iran di domani, le leggi emergano da un Parlamento a suffragio universale, e che non vi sia alcuno spazio per la sharìa dei mullah. In particolare, le pene medievali e crudeli in nome dell'Islam. Il fatto che l'OMPI si trovi nel cuore di questa resistenza gli conferisce un potere unico per realizzare questo programma. Con la fede in un Islam tollerante e democratico, i Mujaheddin del Popolo sono più competenti e capaci di chiunque altro, in Iran, per contribuire alla realizzazione di una Repubblica laica nel Paese.
AeC: Tutti gli anni, lei organizza a giugno dei raduni di decine di migliaia di persone, in Francia, alla presenza di numerose personalità francesi e di altri Paesi. Ma nonostante questo innegabile successo, i media francesi restano in silenzio. Come se lo spiega?
MR: Questo è infatti uno dei miei interrogativi in merito alla Francia. Mi chiedo come sia possibile che un Paese che è la culla della democrazia e dei diritti Umani, venga umiliato da tanta iniquità da alcuni dei suoi media. Il criterio è quello dell'attenzione nei riguardi della Resistenza Iraniana. È comprensibile per me che i servizi dell'informazione, o alcune aziende, occupate in campo commerciale, ad esempio con compagnie petrolifere, siano contro la Resistenza iraniana o tentino d'ignorarla per mantenere salde le loro relazioni coi mullah. Ma non capisco perché i media e gli intellettuali agiscano alla stessa maniera. Sono senz'altro confusi dalla menzognera campagna di demonizzazione diffusa dai servizi segreti dei mullah, il Vevak, e le lobbies, per seminare il dubbio sulla nostra organizzazione. Ma, d'altra parte, il ruolo dei giornalisti e degli intellettuali, in una società, non dovrebbe essere quello di sopravanzare i pregiudizi e la propaganda? Perché non vengono a guardarla da vicino, e giudicarla in seguito, questa resistenza?
Durante numerosi raduni e manifestazioni dell'opposizione iraniana organizzati in Francia, non è raro sentire personalità politiche internazionali, esperte, stupirsi della vastità del sostegno della popolazione. Nonostante il silenzio di gran parte della stampa. Questo silenzio, nel migliore dei casi, è dovuto a mancanza di coraggio nell'esprimere una realtà, e nel peggiore, tradisce una certa complicità col regime al potere, o con coloro che cercano la compiacenza dei mullah. Ma non si può nascondere la realtà per troppo tempo...
AeC: Tende la mano agli oppositori del regime di Teheran, segnatamente a quelli che hanno portato alle più grandi manifestazioni di piazza?
MR: Il messaggio della nostra resistenza è la solidarietà di tutte le opposizioni che auspicano il rovesciamento del regime della Guida Suprema. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, che rappresenta l'alternativa democratica al regime dei mullah, ha adottato un piano di solidarietà nazionale che invita tutti gli oppositori che si rispecchiano in tre principî: il rovesciamento del regime dei mullah; repubblica e separazione della religione dallo Stato; federarsi. Devo ricordare che una parte importante dell'organizzazione dell'insurrezione nasceva da membri e simpatizzanti attivi nella rete dei Mujaheddin del Popolo, all'interno del Paese. Il regime dei mullah ha, d'altronde, denunciato ripetutamente questa realtà. Molti membri di questa rete sono stati arrestati durante la repressione. Nel gennaio scorso, due di questi militanti sono stati impiccati dai mullah, mentre un terzo è morto in prigione per mancanza di cure mediche. I manifestanti di piazza di Teheran hanno dimostrato il loro attaccamento a questi tre principî. Il principale slogan dei manifestanti: “morte al principio della Guida Suprema”, riassume bene queste rivendicazioni.