Approfondimenti

Per una repubblica laica in Iran... Ma, prima di tutto, salviamo i rifugiati di Ashraf!

Un incontro con Maryam Rajavi, da parte della rivista Arc-en-Ciel des Nouveaux Droits de l'Homme (NDH).

Arc en Ciel: Signora Presidente, L'organizzazione “Nuovi Diritti dell'Uomo” (ONG – ndt) lotta a fianco della Resistenza Iraniana da 30 anni. Che considerazioni le ispira questa relazione

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Mia zia, eroina iraniana

joomplu:71 The Huffington Post - Regno Unito Naghmeh Rajabi 21 Set 2011

E 'stato un venerdì mattina presto. Mi sono svegliata con il suono della radio nel nostro soggiorno e la voce preoccupata di mio padre che stava cercando di mettere una notizia importante attraverso le scariche che il regime iraniano

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Presidente Obama; l'iscrizione dell'OMPI sulla lista nera ha giustificato l'assassinio di mia figlia Saba

joomplu:66di Reza Haftbaradaran,

scoop.co.nz – 10 settembre; Sono esattamente cinque mesi che mia figlia è stata assassinata insieme ad altre 35 persone, in un massacro perpetrato dalle forze di Al-Maliki e sotto l'ingiunzione di Teheran. Le manifestazioni, le occupazioni pacifiche delle piazze e le

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La lettera di una prigioniera politica al Relatore Speciale delle NU, Ahmed Shaheed

joomplu:64

Per la prima volta scrivo questa lettera al Sign. Ahmed Shaheed, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite, a nome di una giovane studentessa imprigionata.

Sign. Ahmed Shaheed

Si parla del suo viaggio nel mio Paese. Un Paese in oriente, precisamente nel medio-oriente. Una regione che, negli

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La storia

Il movimento

L’inizio del Movimento Costituzionale del 1906 vide la partecipazione senza precedenti delle donne in un importante movimento sociale. Le donne avevano cominciato con l’offrire un supporto logistico e finanziario e con la partecipazione a marce e dimostrazioni. Con la crescita del movimento, anche le istituzioni democratiche delle donne ebbero un incremento. “Era ben noto a Teheran che vi erano dozzine di società segrete con vari fini tra le donne persiane, con una organizzazione centrale da cui erano controllate”. Scrisse W. Norman Shuster nel 1912 nel suo libro The strangling of Persia. Dal 1905 al 1915 circa trenta donne giornaliste poterono servirsi dei media. Gradualmente, furono anche pubblicati giornali femminili indipendenti che giocarono un ruolo significativo nella diversificazione dell’opinione pubblica, diffondendo la rivoluzione e creando un’apertura per le donne. Fino al 1910 erano sorte a Teheran una cinquantina di scuole per ragazze. Quando il Parlamento insediato di recente decise di creare una banca nazionale iraniana senza ricorrere all’aiuto dei paesi stranieri, le donne entusiasticamente raccolsero il danaro e donarono i loro gioielli.Le donne parteciparono attivamente alle insurrezioni del 1908 e del 1909 a Tabriz, nel nord-ovest dell’Iran. Offrirono un supporto logistico e combatterono in prima linea, fianco a fianco con gli uomini. Benché la riforma costituzionale abbia portato un reale progresso in Iran, in seguito, la carta costituzionale non garantì alle donne i loro diritti. Il dettato della legge elettorale del 1906 infatti, negava inequivocabilmente alle donne il diritto di voto.

 

I Pahlavi

L’era delle riforme

Quando Reza Khan assunse il potere nel 1920, smantellò tutte le associazioni femminili, causando una tremenda reazione pubblica. Le donne, che avevano partecipato attivamente alla rivoluzione costituzionale, furono ricondotte forzatamente nelle loro case, lontane dalla scena sociale. Nei primi anni cinquanta le donne ebbero i loro maggiori vantaggi durante l’amministrazione del Dr. Mohammad Mossadegh. Nel 1952 ottennero il diritto di voto per le amministrazioni municipali e locali. Un nuovo codice di previdenza sociale venne ratificato nel 1953 che includeva benefici per la maternità e concedeva assegnazioni alle donne sposate, così come per l’inabilità. Nel 1953 Mohammad Reza Pahlavi venne rimesso sul trono dopo il colpo di stato di agosto che esautorò il Dr. Mossadegh. Egli mise in atto un numero di riforme superficiali e puramente formali, tra cui era inclusa la riforma terriera ed il diritto al voto alle donne. Queste riforme fecero poco per trasformare le donne in partner con eguali diritti nella società. Per la maggior parte degli iraniani, in particolare per le donne, poco era cambiato. Nel 1976, solo il 26% delle donne che vivevano nelle aree urbane ed il 3,4% delle donne delle zone rurali erano alfabetizzate, contro rispettivamente il 49,1% ed il 13,7% degli uomini. Nello stesso anno, il 23% degli uomini era senza occupazione. Questo comparato all’87,3% delle donne. Negli anni ‘60, simultaneamente all’inizio della resistenza armata contro lo scià, le donne gradualmente si unirono a questo movimento. Quando nel 1976 la monarchia cominciò a vacillare, le donne si unirono al movimento anti-Scià. Le famiglie dei prigionieri politici, specialmente i Mojahedin ed i loro simpatizzanti, furono le prime ad inscenare dimostrazioni in strada, sit-in ed assemblee la cui principale parola d’ordine fu: libertà per i prigionieri politici.Offrirono un supporto logistico e combatterono in prima linea, fianco a fianco con gli uomini. Benché la riforma costituzionale abbia portato un reale progresso in Iran, in seguito, la carta costituzionale non garantì alle donne i loro diritti. Il dettato della legge elettorale del 1906 infatti, negava inequivocabilmente alle donne il diritto di voto.

 

Il regno di Khomeini

La discriminazione sessuale

Hashemi Rafsanjani, il presidente dei regime, da Ettela’at del 7 giugno del 1986: “L’eguaglianza non è primaria rispetto alla giustizia... Giustizia non vuol dire che tutte le leggi debbano essere le stesse per gli uomini e per le donne. Le differenze come la statura, la vitalità, la voce, lo sviluppo, la qualità muscolare e la forza fisica, mostrano che gli uomini sono più forti e più capaci in tutti i campi. Il cervello degli uomini è più grande... Queste differenze hanno effetto sull’assegnazione delle responsabilità, dei diritti e dei doveri”. Una tale visione delle donne spiega perché, una volta al potere nel febbraio del 1979, i mullah misogini imposero un assortimento di restrizioni sociali alle donne nell’impiego, nell’educazione, nelle arti e nello sport. Meno di un mese dopo, Khomeini ordinò alle donne l’osservanza di un codice per l’abbigliamento negli uffici e nei luoghi pubblici. In breve, da quel momento in poi, tutte le donne giudice e pubblico ministero furono licenziate. In giugno, alle donne sposate fu proibito di frequentare le scuole. Misure per strappare alle donne tutti i loro diritti sociali divennero leggi e furono rinforzate sistematicamente. Lo stato di deterioramento economico ha afflitto l’intera società. Comunque, a causa della discriminazione basata sul sesso, le donne iraniane hanno portato la parte maggiore di questo peso. E’ ormai comune che vi siano madri che uccidono i loro bambini nella maniera più perversa o li abbandonino a causa della grande povertà. Secondo lo stile corrente, il quotidiano Jornhouri Islami, del 20 agosto 1993 ha scritto: “Una madre ha ucciso i suoi tre figli di otto, sei e quattro anni”

 

Torture ed esecuzioni

Decine di migliaia di donne sono state arrestate per motivi politici, duramente torturate e giustiziate, molte sono morte sotto tortura, le donne incinte non sono state risparmiate e centinaia di loro sono state uccise con i loro bambini non nati. Donne di tutte le età, dai 13 anni come Fatemeh Mesbah, Mojgan Jarnshjdi 14, Ezzat Mesbah 15 e Maryam Ghodsi Mo’ab 16, fino a donne anziane di 74 anni come Ettamossadat Karbasi, Arasteh Qolivand 56, Soghra Davadi 54 e Massumeh Shadmani 50, sono state giustiziate. I nomi e i dati anagrafici di migliaia di donne giustiziate sono documentati nella lista di 14.000 vittime di esecuzioni politiche. In accordo con un precetto “religioso” le prigioniere vergini devono essere stuprate prima di essere giustiziate. La notte precedente all’esecuzione, una guardia porta a termine la violenza. Il giorno dopo, il giudice religioso della prigione redige un certificato di matrimonio e lo manda alla famiglia della vittima insieme ad una scatola di dolci. La nota(1) dell’articolo 102 del codice penale sulle ta’azirat, condizione di (penitenza) recita: “Le donne che appaiono in strada o in pubblico senza il (prescritto) hejab islamico, saranno condannate alla pena di 74 colpi di frusta”. Le impiegate governative che violano il codice di abbigliamento sono anche passibili di una temporanea sospensione dal lavoro per due anni, di espulsione, o di indefinita privazione di ogni impiego nei pubblici servizi. In alcuni casi, l’azione punitiva porta alla morte delle donne. Il 2 settembre del 1996, a Tehran, Bahateh Vojdani, una ragazza di 20 anni, venne fermata da una pattuglia della polizia perché mal velata. Quando ella protestò, le guardie spararono e la uccisero davanti ad una folla di persone. Nel giugno del 1994, l’agenzia France Presse, scrisse un pezzo basandosi sulla stampa iraniana: ufficiali addetti alla sicurezza del regime mettevano in guardia le donne contro le “risa improprie” nelle strade. Le istruivano anche ad osservare interamente il codice di abbigliamento prima di “guardare fuori dalle finestre” delle loro case.

 

Lapidazioni

Centinaia di donne di diversa età sono state lapidate a morte in tutto l’Iran. La legge sull’adulterio, riportata all’articolo 83 del codice penale, chiamata legge di Hodoud, prevede che la pena per i trasgressori maschi e femmine non sposati sia la flagellazione.I trasgressori sposati invece vengono lapidati a morte, ma le vittime maschili vengono sotterrate fino alla vita, le donne vengono sotterrate fino al collo. La legge prevede che se le vittime riescono a fuggire mentre la sentenza sta per essere eseguita, lui o lei acquistano il diritto di andare liberi. Ma mentre per gli uomini é più facile fuggire, per le donne questa discriminazione diventa letteralmente un problema di vita o di morte.L’articolo 104 della legge Hodoud stabilisce che le pietre non debbano essere così grandi e che una persona possa morire dopo essere stata colpita da solo due di esse, nè troppo piccole da poter essere definite pietre e da poter causare solo gravi ferite. Ciò rende chiaro che il proposito della lapidazione é quello di infliggere alle vittime una dolorosa pena che le porti alla morte. Spesso, le autorità forzano membri delle famiglie inclusi i bambini delle vittime, ad assistere alla lapidazione dei loro cari.

 

Le bambine

Le bambine possono di fatto essere comperate o vendute con il consenso dei loro tutori maschi. L’articolo 1041 del codice civile prevede che “il matrimonio prima della pubertà è proibito. Il matrimonio contratto prima di raggiungere la pubertà con il consenso del tutore, é valido a condizione che gli interessi del bambino sotto tutela siano debitamente osservati”. Ma la vendita di bambine o il farle sposare a uomini molto più anziani é diventata una pratica comune in Iran. La situazione verificata dal quotidiano governativo Ressalat il 15 dicembre del 1991 é questa: a causa dell’estrema povertà, la gente del Khorasan settentrionale vende le sue bambine per un massimo di 33 dollari. Nelle provincie del Sisran e del Balucistan (sud-est dell’Iran) le bambine da 8 a 10 anni sono vendute dai loro sciagurati genitori per 4 dollari.La nota(1) dell’articolo 1210 del codice civile stabilisce: “L’età della pubertà per un ragazzo é di 15 anni lunari compiuti e per una ragazza é di 9 anni lunari compiuti”. L’articolo 48 del codice penale dei 1991 prevede che i bambini sono liberi da responsabilità penali. La nota (1) dello stesso articolo definisce un bambino come una persona che non ha raggiunto l’età della pubertà legale. Ciò significa che una bambina di 9 anni può essere punita come un adulto con la fustigazione, giustiziata e perfino lapidata.

 

Le ineguaglianze

Nel novembre 1989, la radio di Tehran riportò un’informazione ufficiale dell’Ufficio Statistico che affermava che il livello di analfabetismo tra le adolescenti una volta del 51%, aveva raggiunto il 70%. Sempre per le donne, nell’età compresa tra i 15 ed i 24 anni, circa il 57,7% sono analfabete, mentre tra gli uomini della stessa età, la percentuale é dei 29%.La situazione diventa ancora più grave ai livelli educativi superiori. Secondo le statistiche pubblicate dalle Nazioni Unite nel 1986, in tutto l’Iran vi erano soltanto 49.000 studentesse universitarie, un misero 2% dell’intera popolazione universitaria. Secondo l’articolo 115 della costituzione del regime, “Il Presidente deve essere eletto tra i dignitari politici e religiosi maschi”. Le donne non possono occupare uffici della magistratura e sono assolutamente escluse da incarichi giudiziari.
Non ci sono state donne nel governo dopo la rivoluzione del 1979. Nel Parlamento del regime, su 270 membri solo 9, appena il 3,3%, sono donne. Le donne iraniane sono escluse da alcuni settori come la giurisprudenza, la ragioneria, il commercio, l’ingegneria e l’agricoltura. Nel 1992 le Nazioni Unite hanno riferito che le donne non hanno accesso a 91 specifici settori di studio a livello universitario, a 55 indirizzi in campo tecnologico e a 7 nelle scienze naturali. Nelle arti, le donne hanno accesso solo a 10 dei 35 settori di studio. Nel 1993, il parlamento ha respinto un tentativo di permettere alle studentesse non sposate di studiare all’estero. Le donne sposate devono avere il permesso dai loro mariti.
“Un uomo può divorziare da sua moglie ogni volta che lo desidera” stabilisce l’articolo 1133 del codice civile. L’articolo 1117 dice: “Il marito può vietare a sua moglie le occupazioni e i lavori tecnici che sono incompatibili con gli interessi della famiglia o con la dignità di sua moglie”. Conseguentemente, molte donne iraniane che desiderino un’attiva vita sociale o politica o semplicemente seguire una carriera a cui sono interessate, sono impossibilitate a farlo. Ha riferito il quotidiano controllato dallo Stato, Ettala at, del 25 maggio 1993 “Mentre le professioni ad alto livello tecnico esercitate da donne hanno avuto un incremento del 40%, nel complesso, la forza lavoro delle donne iraniane sta diminuendo del 2% ogni anno”. Secondo una notizia riportata da Radio BBC il 6 aprile del 1993: “Dopo 10 anni dalla rivoluzione, mentre la popolazione femminile è salita di 1O milioni, il numero dei posti di lavoro per le donne è diminuito da 1,2 milioni nel 1977 a 975.000 nel 1987.
Nel passato, erano impiegate 1’ll% delle donne, nel 1987 la situazione é crollata al 6%”. Nell’iran di domani, le donne potranno godere dei diritti sociali politici e culturali del tutto uguali a quelli degli uomini, inclusi:

  • Il diritto ad eleggere ed a essere elette in tutte le elezioni, ed il diritto di suffragio in tutti i referendum.
  • Il diritto al lavoro e ed alla libera scelta di una professione, il diritto a ricoprire ogni posizione, ufficio o professione pubblica o governativa, inclusa la presidenza o gli uffici giudiziari in ogni istituzione giuridica.
  • Il diritto alla libera attività politica e sociale e di viaggiare senza il permesso di un altra persona.
  • L’assoluta libertà nella scelta del coniuge, di sposarsi ed uguale diritto di divorziare. La poligamia é abolita.
  • Il diritto di scegliere l’abbigliamento e come coprirsi.
  • Il diritto a partecipare a tutte le competizione atletiche ed alle attività artistiche


dalla Carta delle libertà Fondamentali, di Maryam Rajavi

“Nel 1990 il livello di partecipazione delle donne iraniane al mercato del lavoro era situato al 1080 posto sui 110 presi in esame dall’Organizzazione internazionale del Lavoro”

 

I suicidi

Oppresse dal sentimento di disparità, prese da un circolo vizioso di umiliazione sociale e coercizione, dall’insicurezza familiare e dalla costante paura per la vita dei loro figli e di loro stesse, le donne iraniane hanno trovato nel suicidio e nell’autoimmolazione l’unica soluzione per liberare se stesse da questa miseria. In tutto, dal 1980 al 1990, i suicidi sono aumentati 17 volte in Iran. Come ha riferito Ettela’at il 20 dicembre 1989, uno studio su 100 casi di suicidi ha rivelato che il 69% sono stati commessi da donne. Secondo ciò che riporta Jahan-e-Islam del primo gennaio 1994, almeno 3.600 persone si sono suicidate in un anno nella provincia del Khorasan (nord-est dell’Iran). 2.530 di esse erano donne. Il capo del reparto dove sono ricoverati i casi di avvelenamento dell’ospedale lmam Reza di Mashad dice: “11 49% delle suicide sono di età compresa tra i 10 e i 30 anni. 11 53% delle osservate erano sposate, il 45% erano nubili e il 2% divorziate”.
Kayhan del 22 novembre 1993 ha riferito: ‘In meno di due anni, 880 persone si sono suicidate nella provincia sud-occidentale del Khuzistan”. Ettela’at del 20 gennaio 1994 ha riferito che “Secondo il Governatore della provincia dell’Ilam (456.000 abitanti), 137 persone si sono suicidate in 9 mesi,101 di esse (il74%) erano donne.

 

La resistenza

Il 7 marzo 1979, meno di un mese dopo la caduta della monarchia, Khomeini ordinò l’imposizione del codice di abbigliamento obbligatorio per le donne negli uffici e nei luoghi pubblici. Le donne iraniane sfidarono Khomeini e tennero una grande dimostrazione a Tehran l’8 marzo, il giorno internazionale della donna. I Mojahedin denunciarono la situazione in una dichiarazione dell’11 marzo. “Ogni uso della forza per imporre qualunque tipo di velo o un codice di abbigliamento alle donne del paese... è irrazionale ed inaccettabile. La nostra rivoluzione non può accettare la negazione dei pieni diritti giuridici, legali e sociali per le donne iraniane”. Questo fu l’inizio della difficile lotta politica non violenta che si concluse 2 anni e mezzo dopo, nel giugno 1981. Durante questo periodo, decine di donne furono uccise, seriamente ferite o arrestate dalle guardie rivoluzionarie e da gruppi paramilitari. Il 27 aprile 1981, donne che sostenevano i Mojahedin inscenarono una grande manifestazione di 150.000 persone per protestare contro il rafforzarsi della dittatura e la brutalità del regime. La fase politica della lotta finì il 20giugno 1981, quando una grande dimostrazione di 500.000 abitanti di Tehran si trasformò in un bagno di sangue. L’eliminazione di ogni forma di attività politica, spinse molte donne ad unirsi alla resistenza che ebbe inizio a seguito del massacro del 20 giugno. I Mojahedin del Popolo, un movimento musulmano shi’ita, guida la resistenza al regime clericale. La portata del coinvolgimento delle donne nella resistenza può essere calcolata considerando il fatto che esse costituiscono quasi il 20% delle 100.000 persone uccise dopo il 20 giugno 1981 per ragioni politiche, oltre a decine di migliaia di donne che furono arrestate e torturate nello stesso periodo.

 

I ruoli direttivi

In senso diametralmente opposto al regime di Khomeini, nel corso degli anni, le donne hanno assunto nel movimento di resistenza delicate responsabilità politiche e militari. Nel 1985 i Mojahedin hanno eletto la Signora Maryam Rajavi, membro più capace dell’organizzazione, come co-leader. Nel 1989 fu eletta segretario Generale dei Mojahedin. Nel 1993 i Mojahedin elessero 24 donne al Consiglio Direttivo, il più alto organo decisionale dell’organizzazione, costituito interamente da donne. Le donne inoltre costituiscono più della metà dei membri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. I 574 membri della coalizione politica formata da tutte le forze democratiche, che agisce come Parlamento in esilio della resistenza e che sarà il governo provvisorio per non più di 6 mesi dopo la caduta dei Mullah. Parecchie donne presiedono alcune delle commissioni del Consiglio che serviranno come base per i ministeri del governo provvisorio. Nell’agosto 1995 la Signora Mahvash Sepehri 39 anni, é stata eletta Primo Segretario del C.N.R. Il 17 aprile del 1987, Il C.N.R. ha redatto un piano per le libertà e per i diritti della donna. La dichiarazione specifica il piano d’azione del futuro governo provvisorio riguardo ai diritti delle donne iraniane, atto a pro curare la massima salvaguardia per la sicurezza dei loro diritti. All’interno dell’Esercito Nazionale di Liberazione, il braccio armato della resistenza, i primi settori di attività delle donne furono: la logistica, la sanità e l’approvvigionamento alimentare. In seguito, le donne furono impiegate nelle unità di artiglieria. Poi vennero unità formate interamente da donne con comandanti uomini. Subito dopo queste, vi furono brigate formate da sole donne con comandanti donne. L’E.L.N.I. ha anche addestrato piloti donne per elicotteri. Al presente, le donne costituiscono un terzo dei ranghi dell’E.L.N.l. e la maggior parte dei suoi comandànti. Il vice comandante in capo, il Capo dello Stato Maggiore e molti altri ufficiali del Comando Generale sono donne.

 

Maryam Rajavi

La svolta decisiva per il ruolo delle donne all’interno della resistenza antifondamentalista venne quando nell’agosto 1993, il C.N.R. elesse la Signora Maryam Rajavi come futuro Presidente dell’Iran. La sua elezione creò un senso di nuova speranza tra gli iraniani all’interno e all’estero. L’impatto fu fenomenale tra le donne che videro in lei la fine della prevalente discriminazione sessuale. 
Il risultato fu che molte donne da allora hanno aderito alla resistenza, dentro e fuori dell’Iran. Inoltre, in quanto donna musulmana shiita ha subito presentato una formidabile e seria rivendicazione politica e ideologica contro gli integralisti e misogini Mullah dell’Iran. Nel luglio del 1994, circa 50.000 iraniani hanno preso parte a dimostrazioni in una dozzina di paesi per affermare il loro sostegno alla presidente eletta. Il 16 giugno 1995 nel suo messaggio intitolato “Libertà”, indirizzato via satellite a 15.000 iraniani in Germania ed a milioni di iraniani in patria, la signora Rajavi ha annunciato i suoi 16 punti della “Carta delle Libertà Fondamentali” per il futuro Iran. La carta si occupa in maniera estesa dei diritti delle donne, stabilendo che “Godranno dei diritti sociali, politici e culturali, assolutamente uguali a quelli degli uomini”. Dopo più di un secolo di lotte per i loro diritti, le donne iraniane sono prossime ad avere una grande vittoria ed una conquista storica negata loro per così lungo tempo da regimi oppressivi, barriere sociali e tabù culturali: 
Eguali diritti con gli uomini in ogni ambito della vita.

 

Nel mondo

Associazione delle donne iraniane nel mondo

  • Gran Bretagna
    • Association of Iranian Women in Great Britan
  • Italia
    • Associazione delle Donne Democratiche Iraniane Residenti in Italia
  • Danimarca
    • Foreningen for Fri Iranske Kvinder i Denmark
  • Olanda
    • Demokratischi Iraanse Vrovwen Vereniging
  • USA
    • National Committee of Women for Democratic Iran


Nel suo discorso a 15.000 iraniani, a Dortmund, nel giugno 95, Maryam Rajavi ha annunciato la sua Carta delle Libertà Fondamentali

 

Dichiarazione del CNRI

DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA RESISTENZA IRANIANA SULLE LIBERTÀ E SUI DIRITTI DELLE DONNE IRANIANE

Nelle sue sedute del 15, 16 e 17 aprile 1987, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha approvato all’unanimità un programma concernente le libertà e i diritti delle donne. Le riunioni sono state presiedute da Massud Rajavi, presidente del CNRI.   Il Consiglio ha espresso il proprio apprezzamento per “l’ammirevole sacrificio e l’indimenticabile resistenza delle Mojahedin e delle donne iraniane combattenti contro il disumano regime di Khomeini”, e ha ratificato un program ma di tredici articoli, intitolato Dichiarazione del CNRI sulle libertà e i diritti delle donne.   Quanto alle altre deliberazioni del Consiglio per il dopo-Khomeini, la dichiarazione specifica il piano d’azione del futuro governo provvisorio. Occorre spiegare che persino i diritti e le libertà più elementari inclusi nel programma del CNRI sono attualmente negati dal regime khomeinista sia a livello pubblico e ufficiale sia sui piano pratico; le donne iraniane non godono attualmente alcuno di questi diritti.Gli articoli della dichiarazione sono i seguenti:

  1. Il diritto di eleggere e di essere elette in qualsiasi votazione, e il diritto di suffragio in tutti i referendum.
  2. Il diritto al lavoro e alla libera scelta della professione, e il diritto di rivestire qualsiasi incarico pubblico o governativo, di assumere qualsiasi ufficio o esercitare qualsiasi professione, inclusa la presidenza della repubblica o l’esercizio della magistratura in qualsiasi istituzione giudiziaria.
  3. Il diritto a svolgere una libera attività politica e sociale, ad avere rapporti sociali e a viaggiare senza l’autorizzazione di un’ altra persona.
  4. Il diritto a scegliere liberamente il proprio modo di vestirsi e coprirsi.
  5. Il diritto ad avvalersi senza discriminazioni di tutte le risorse d’istruzione pubblica, educativa, atletica e artistica e il diritto a partecipare a tutte le competizioni atletiche e le attività artistiche.
  6. Il riconoscimento delle associazioni femminili e il sostegno alla loro libera formazione in tutto il paese; il riconoscimento di speciali privilegi nei vari campi sociali, amministrativi, culturali, e particolarmente educativi, allo scopo di abolire l’ineguaglianza e la duplice oppressione delle donne.
  7. L’eguale salario per l’eguale lavoro; la proibizione della discriminazione nelle assunzioni e durante il rapporto di impiego; l’eguale accesso a vari privilegi come il riconoscimento delle ferie, il trattamento pensionistico e i sussidi di invalidità; la corresponsione degli assegni per i figli a carico e degli altri benefici familiari e l’assicurazione Contro la disoccupazione; il diritto al salario e a speciali agevolazioni durante la gravidanza, nel periodo del parto e per accudire ai bambini.
  8. L’assoluta libertà di scelta del coniuge e dei matrimonio, realizzabile solo con il consenso di ambo le parti e con la sanzione di una autorità legale; il divieto del matrimonio prima del raggiungimento della maggiore età; il divieto nella vita familiare di qualsiasi forma di costrizione o coercizione nei confronti della moglie.
  9. L’eguale diritto al divorzio, che dovrà essere concesso da un tribunale ufficialmente qualificato; la parità fra donne e uomini nella esposizione dei motivi di divorzio; l’inclusione nella sentenza di divorzio delle decisioni concernenti la custodia e il mantenimento dei figli, come anche le sistemazioni finanziarie.
  10. Il sostegno alle vedove e alle divorziate e ai bambini affidati alla loro custodia; alla loro cura provvederà il Sistema Nazionale di Assistenza Sociale.
  11. L’eliminazione delle ineguaglianze legali per quanto concerne la testimonianza, la tutela, la custodia e l’eredità.
  12. La poligamia é proibita; in particolari circostanze la legge specificherà le misure appropriate.
  13. La proibizione di ogni forma di sfruttamento sessuale delle donne sotto qualsiasi pretesto, e l’abrogazione di tutte le consuetudini, le leggi e le disposizioni che autorizzano il padre, la madre, il genitore, il tutore o altra persona a concedere una ragazza o una donna, in forma matrimoniale o con altro pretesto, per il godimento o lo sfruttamento sessuale.


La dichiarazione anzidetta é stata ratificata all’unanimità e firmata il 17 aprile 1987 da tutte le organizzazioni e le personalità aderenti ai Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

 

Carta delle libertà

Nel Meeting di Dortmond (16 Giugno 1995) 
Maryam Rajavi ha annunciato:

CARTA DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI 
NELL’IRAN DI DOMANI

  1. Nell’Iran di domani, ci sarà completa libertà di credo, espressione e stampa.
    Ogni forma di censura o di verifica del credo sarà proibita.

  2. Nell’Iran di domani, ci sarà piena libertà di partiti, assemblee, gruppi politici ed unioni, associazioni, consigli e sindacati - fatta eccezione per quei gruppi legati alle dittature dello scià e di Khomeini. Non ci saranno limiti in questa libertà, fino al confine della rivolta armata contro il governo legittimo e la legge del Paese.

  3. Nell’Iran di domani, le libere elezioni e il suffragio determineranno la legittimità del governo del Paese. Nessuna legge sarà considerata ufficiale o valida se non quelle adottate dai legislatori eletti del Paese.

  4. Nell’Iran di domani, la sicurezza personale e professionale di tutti i settori della società, così come i diritti individuali e sociali, secondo quanto definito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, saranno garantiti.

  5. Nell’Iran di domani, tutti gli organi repressivi rimasti dai tempi del regime di Khomeini e tutti i giudici e i tribunali straordinari saranno aboliti. La libertà a difendere se stessi, il diritto all’associazione dei giuristi per portare avanti iniziative, e i processi pubblici alla presenza di osservatori imparziali saranno garantiti.

  6. Nell’Iran di domani, le donne godranno della eguaglianza assoluta con l’uomo dei diritti sociali, politici e culturali,
    tra cui quanto segue: 

    • Il diritto ad eleggere e ad essere eletta in tutte elezioni, ed il diritto del suffragio in tutti i referendum.
    • Il diritto all’impiego e alla libera scelta della professione, e il diritto ad occupare qualsiasi carica, posizione, ufficio o professione pubblica o governativa, in tutte le istituzioni giudiziarie.
    • Il diritto, alla libera attività politica e sociale, ai rapporti sociali e ai viaggi senza il bisogno del permesso di un’altra persona.
    • Il diritto alla libera scelta del modo di vestire.
    • Il diritto a servirsi senza restrizioni di tutte le risorse dell’istruzione, educative, atletiche e artistiche e il diritto a partecipare in tutte le competizioni atletiche e alle attività artistiche.

  7. Nell’Iran di domani, tutti i privilegi basati su sesso, origine etnica o credo saranno aboliti e tutti i settori della società godranno di eguali diritti politici e civili. 

  8. Nell’Iran di domani tutte le forme di discriminazioni contro i seguaci di varie religioni e confessioni nel godimento dei propri diritti individuali e sociali saranno proibite. Nessun cittadino potrà usufruire di nessun privilegio o essere soggetto di alcuna privazione per ciò che concerne la nomina alle elezioni, il suffragio, l’impiego, l’istruzione o divenire giudice o qualsiasi altro diritto individuale o sociale, per motivi di credo o non credo in una particolare religione o confessione. La qualifica delle autorità giudiziarie non sarà determinata dalla loro religione o credo personale.

  9. Qualsiasi forma di insegnamento religioso o ideologico obbligatorio, e qualsiasi costrizione nel praticare o meno i riti e i Costumi religiosi, sarà proibita. Saranno garantiti i diritti di tutte le religioni e confessioni all’insegnamento, il proselitismo e a performare liberamente i propri rituali e tradizioni, e il rispetto e la sicurezza di tutti i luoghi a loro appartenenti.

  10. Nell’Iran di domani, al fine di assicurare e rafforzare il più possibile la sovranità nazionale, l’integrità territoriale, il consolidamento nazionale e l’unità del Paese, é riconosciuta la giusta autonomia del popolo del Kurdistan Iraniano, in accordo con il piano adottato dal Consiglio Nazionale della Resistenza.

  11. Nell’Iran di domani, sarà proibita qualsiasi forma di discriminazione contro settori etnici o sociali, siano curdi, baluci, arabi o turchi. Tutti i diritti e le libertà culturali, sociali e politiche saranno garantiti nella struttura della unità nazionale e della integrità nazionale dell’Iran.

  12. Nell’Iran di domani, dove gli operai, gli agricoltori e la moltitudine di persone che svolgono lavori pesanti nelle città e nei villaggi sono la forza portante verso il progresso, la ricostruzione e la prosperità, sono abolite tutte le leggi contro il lavoro e l’agricoltura, e tutti i debiti che contadini ed operai hanno con il regime di Khomeini, sono aboliti. Nuove leggi verranno adottate con la loro consultazione, in quanto veri proprietari dei frutti del loro lavoro.

  13. Nell’Iran di domani, tutti gli specialisti, studiosi ed artisti in qualsiasi parte del mondo si trovino, sono i benvenuti nel partecipare all’opera di ricostruzione, prosperità, progresso e indipendenza del paese e al servizio del pubblico. Le loro idee, esperienze e sforzi saranno valutati come le nostre risorse umane e nazionali più preziose.

  14. Nell’Iran di domani, il libero mercato, la proprietà privata e individuale, e gli investimenti tesi allo sviluppo dell’economia e della produzione del Paese saranno garantiti.

  15. Nell’Iran di domani, il provvedimento dei beni essenziali come il lavoro, la casa, la salute e l’istruzione per i meno privilegiati e i poveri, tra cui gli operai, gli agricoltori e i dipendenti governativi in particolare gli insegnanti, gli amministratori e i pensionati, avrà la priorità.

  16. L’Iran di domani baserà le proprie relazioni con la comunità internazionale e i suoi legami con gli altri paesi sulla indipendenza, l’eguaglianza e la salvaguardia dei suoi interessi nazionali e territoriali. Si asterrà nell’interferire negli affari degli altri paesi e preverrà gli altri dall’interferire negli affari interni dell’Iran. Difenderà gli interessi della pace, della coesistenza pacifica e della cooperazione regionale ed internazionale.