Approfondimenti

Per una repubblica laica in Iran... Ma, prima di tutto, salviamo i rifugiati di Ashraf!

Un incontro con Maryam Rajavi, da parte della rivista Arc-en-Ciel des Nouveaux Droits de l'Homme (NDH).

Arc en Ciel: Signora Presidente, L'organizzazione “Nuovi Diritti dell'Uomo” (ONG – ndt) lotta a fianco della Resistenza Iraniana da 30 anni. Che considerazioni le ispira questa relazione

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Mia zia, eroina iraniana

joomplu:71 The Huffington Post - Regno Unito Naghmeh Rajabi 21 Set 2011

E 'stato un venerdì mattina presto. Mi sono svegliata con il suono della radio nel nostro soggiorno e la voce preoccupata di mio padre che stava cercando di mettere una notizia importante attraverso le scariche che il regime iraniano

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Presidente Obama; l'iscrizione dell'OMPI sulla lista nera ha giustificato l'assassinio di mia figlia Saba

joomplu:66di Reza Haftbaradaran,

scoop.co.nz – 10 settembre; Sono esattamente cinque mesi che mia figlia è stata assassinata insieme ad altre 35 persone, in un massacro perpetrato dalle forze di Al-Maliki e sotto l'ingiunzione di Teheran. Le manifestazioni, le occupazioni pacifiche delle piazze e le

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La lettera di una prigioniera politica al Relatore Speciale delle NU, Ahmed Shaheed

joomplu:64

Per la prima volta scrivo questa lettera al Sign. Ahmed Shaheed, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite, a nome di una giovane studentessa imprigionata.

Sign. Ahmed Shaheed

Si parla del suo viaggio nel mio Paese. Un Paese in oriente, precisamente nel medio-oriente. Una regione che, negli

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ADDI - Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in Italia

Presidente Obama; l'iscrizione dell'OMPI sulla lista nera ha giustificato l'assassinio di mia figlia Saba

Lunedì 19 Settembre 2011 00:00

reza - saba haft baradarandi Reza Haftbaradaran,

scoop.co.nz – 10 settembre; Sono esattamente cinque mesi che mia figlia è stata assassinata insieme ad altre 35 persone, in un massacro perpetrato dalle forze di Al-Maliki e sotto l'ingiunzione di Teheran. Le manifestazioni, le occupazioni pacifiche delle piazze e le campagne contro il regime dei mullah continuano nel mondo.

Il bagno di sangue al campo così come le decine di arresti clandestini, e i trasferimenti coatti dei familiari dei dissidenti dell'OMPI in Iran, proseguono regolarmente, giustificati dall'iscrizione dell'OMPI sulla lista nera, da parte del Dipartimento di Stato degli USA.

Non solo; nel luglio del 2010, la Corte d'Appello del Distretto di Columbia, ha ordinato al Dipartimento di Stato di riesaminare la decisione di mantenere l'OMPI sulla lista delle organizzazioni terroriste internazionali. L'inusuale reticenza, durante 13 mesi, del Dipartimento di Stato, a conformarsi alle decisioni della giustizia, è priva di giustificazioni e costituisce un'infrazione alla legge.

All'inizio del 2004 nove enti statali americani, tra li quali l'FBI, il Dipartimento di Stato, il Dipartimento della Giustizia, l'ufficio dell'immigrazione e la DIA, hanno portato avanti un'inchiesta di 16 mesi al campo di Ashraf, situato a 60 miglia a nord di Baghdad, che ospita 3400 membri dell'OMPI.

L'obbiettivo era quello di esaminare i casi di ogni abitante del campo. Il 27 luglio 2004, sul New York Times, il governo degli USA ha annunciato che: “Gli Stati Uniti non vedono motivi né ragioni di nessun tipo per perseguire giuridicamente il gruppo d'opposizione iraniano detenuto in Iraq, “terrorista”.”

In seguito alla decisione della Corte d'Appello del Distretto di Columbia, il 16 luglio 2010, che chiedeva di riesaminare il caso, diverse voci al Congresso degli Stati Uniti hanno vivamente esortato il segretario Clinton a mettere fine a questa politica sbagliata, che mira a compiacere i mullah di Teheran e a mantenere l'OMPI sulla lista nera.

Dal 2008, venti tribunali europei hanno preso la definitiva decisione di radiare l'OMPI dalla lista delle organizzazioni terroriste dellUE, in ragione dell'assenza di prove; decisione che è stata subito applicata. Nel 2011, il sistema giudiziario francese, ha annunciato che non sussistevano prove di attività terroriste da parte dell'OMPI.

Tuttavia, dal momento che il Dipartimento di Stato ha una costante tendenza a soddisfare i mullah, la “rabbia mediatica vociferante” dei partigiani del regime iraniano e degli esperti di Capitol Hill è al culmine, e cerca di persuadere la Casa Bianca a mantenere l'OMPI sulla lista delle organizzazioni terroriste.

La campagna elaborata in queste ultime quattro settimane, i cui indizi riportano a Teheran, ha provato a tutti gli osservatori neutrali che questo genere di sforzi rientrano in una strategia volta ad impedire un cambiamento di regime in Iran.

In questo periodo, le inquietudini dei parlamentari e degli analisti del mondo intero mostrano il dubbio circa l'indipendenza della Casa Bianca nel prendere una decisione in merito alla radiazione dell'OMPI dalla lista nera.

Lo scacco di una politica tendente al dialogo con un regime già morto, o ad indurlo a cambiare la sua attitudine politica, e il ricorso all'etichetta di “terrorista” dell'OMPI, come acquiescenza verso i mullah illegittimi, che hanno reso l'anima che dirige l'Iran, forma un gioco di scacchi messo a punto da Teheran.

L'interpretazione dei responsabili iraniani della politica del “riavvicinamento” coi tiranni malfattori in Iran, è stata apertamente derisa e interpretata come un segno di debolezza della Casa Bianca.

E con tutto ciò, mia figlia Saba, ha pagato con la sua vita il prezzo di questa politica malaccorta.

L'OMPI è il solo movimento, i cui diritti, conformemente al diritto internazionale e ai principi dei diritti dell'uomo, sono stati deliberatamente ignorati col pretesto della “sicurezza internazionale” e della “lista americana delle organizzazioni terroriste internazionali”.

Se si considera la realpolitik, si capisce che il recente vento di cambiamento, che ha rovesciato uno dopo l'altro i dittatori arabi, finirà certamente per raggiungere i mullah di Teheran.

L'amara verità per gli esperti del regime dei mullah, è che sarà l'opposizione, alla fine, che causerà un cambiamento nel Paese in rivolta.

Malgrado gli sforzi per mantenere l'opposizione democratica iraniana (l'OMPI), sulla lista nera americana, e l'enorme dispendio di milioni di dollari spesi in una campagna feroce – ma ripetitiva – di diffamazione dell'OMPI, l'ultima dimostrazione di legittimità dell'organizzazione in occasione dell'elezione della sua nuova segretaria generale, così come i numerosi ultimi raduni, hanno provato la futilità di questi sforzi.

Il nocciolo di queste argomentazioni può esser letto fra le righe di un discorso di Jean Ziegler, Vice Presidente della Commissione Consultiva del Consiglio dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, durante una riunione nel luglio di quest'anno.

“Il campo di Ashraf è una fonte d'ispirazione e di speranza per il popolo iraniano, per il compimento della democrazia."

Se il campo di Ashraf non dovesse sopravvivere, sarà chiaro che per le rivoluzioni arabe,  che cercano un modello cui ispirarsi, che cercano un esempio, sarà una tragedia.”

Ha inoltre aggiunto che: “È chiaro che dall'Egitto fino alle montagne di Nafous, ad est della Libia e fino alla Tunisia, tutti quei giovani cercano un modello e un esempio. Ashraf è l'immagine di ciò che cercano.”

Ogni ritardo nel porre fine a questa politica di conciliazione aumenterà il prezzo ad un gran numero di vite al campo di Ashraf.

L'OMPI deve essere radiato dalla lista; la sopravvivenza dei diritti umani e dei valori democratici è una necessità del XXI secolo contro i dittatori.

Gli Stati Uniti devono cambiare la loro politica verso il regime iraniano e allinearsi al fianco del popolo iraniano e della sua resistenza.

 

La Resistenza Iraniana chiede per un esame approfondito di Ashraf

Martedì 15 Maggio 2012 14:57

La Resistenza Iraniana ancora una volta esorta i dipartimenti dello Stato e della Difesa per condurre un'accurata ispezione di Ashraf da parte delle forze degli Stati Uniti come condizione essenziale per il trasferimento dei residenti di Ashraf

La falsa dichiarazione che gli Stati Uniti non abbiano potuto confermare il disarmo completo di Ashraf è un’altra licenza di uccidere per il regime iraniano e il Governo Iracheno

Martedì scorso, nel corso dell’audizione del 8 maggio davanti alla Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, l'avvocato per il Dipartimento di Stato Americano è ricorso a una menzogna per giustificare il mancato rispetto da parte del Dipartimento della sentenza della Corte del luglio 2010.

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Per una repubblica laica in Iran... Ma, prima di tutto, salviamo i rifugiati di Ashraf!

Mercoledì 21 Dicembre 2011 22:29

Un incontro con Maryam Rajavi, da parte della rivista Arc-en-Ciel des Nouveaux Droits de l'Homme (NDH).

Arc en Ciel: Signora Presidente, L'organizzazione “Nuovi Diritti dell'Uomo” (ONG – ndt) lotta a fianco della Resistenza Iraniana da 30 anni. Che considerazioni le ispira questa relazione fraterna nell'azione comune?

Maryam Rajavi: Questa relazione rappresenta per noi l'amicizia incondizionata del popolo francese verso la lotta dolorosa del popolo iraniano per la libertà. Il sostegno dell'NDH alla Resistenza iraniana durante tre decenni non è mai stato contaminato dalla politica, dal commercio o dalle relazioni con l'Iran dei mullah, perché è fondata sull'adesione a principî umanitari e alla difesa delle libertà. Il messaggio che ispira questa fedeltà è che gli autentici difensori dei diritti dell'uomo non possono dissociare la difesa di questi diritti da quella dei diritti alla resistenza per la libertà. In un mondo nel quale la “resistenza”, il “sacrificio per la libertà”, la “fratellanza”, e i valori di libertà sono visti come oggetti da destinare al museo della Storia, la difesa senza controparte dell'NDH e delle altre organizzazioni umanitarie, del diritto all'esistenza di un movimento che ha subito continue persecuzioni, possiede un valore inestimabile.

AeC: Abbiamo attraversato insieme i momenti più drammatici (l'omicidio di Kazem Rajavi da parte degli sbirri di regime, a Ginevra; cariche della polizia ad Auvers sur Oise nel 2003; inserimento della vostra organizzazione sulla lista nera del terrorismo ecc.). Credete che il peggio sia passato e che l'avvenire possa essere più sereno?

MR: Sì, il futuro è sereno. È nella fede e nella speranza in questo avvenire radioso che abbiamo potuto attraversare tutte le difficoltà incontrate fino ad oggi. Questa speranza riposa su due elementi fondamentali: da un lato il sostegno alla nostra nazione dall'interno come dall'esterno dell'Iran, che si è levata per aiutarci sul piano morale e materiale; e io posso dire che noi sentiamo di appoggiarci, sotto questo punto di vista, su una montagna incrollabile. D'altra parte, si appoggia sulla solidarietà dei cittadini e di nobili personalità nel mondo intero (al contrario dei governi che hanno partecipato alla repressione del popolo iraniano inserendo la sua resistenza su delle liste nere stabilite in piena illegalità). Autentici democratici, in Europa e negli Stati Uniti, si sono sollevati per difenderci. Di fatto, essi, hanno preso le difese di autentici valori umani. Alcuni di loro sono arrivati fino a mettere in pericolo le loro carriere politiche o le loro funzioni, subendo enormi pressioni. Per quel che ci riguarda, è assolutamente chiaro che in questa conquista della libertà, dovremo ancora passare altre difficoltà. La ragione è semplice. Noi non vogliamo piegarci al fascismo religioso al potere in Iran. Questo rende la nostra lotta sicuramente più difficile, ma è il prezzo della nostra fedeltà all'ideale di libertà.

AeC: Voi avete il sostegno di decine di migliaia di sindaci francesi, della maggioranza dei parlamentari francesi, di centinaia di parlamentari tedeschi, inglesi, italiani, spagnoli... di personalità come Rudolf Giuliani, sindaco di New York nel 2001, Elie Wiesel ed altri. Padre Pierre e Danielle Mitterand vi hanno sostenuto fino all'ultimo. Cosa vi manca ancora perché la vostra legittimità sia infine riconosciuta?

MR: La resistenza iraniana non ha problemi di legittimità sul piano internazionale. Anche quando il governo britannico o l'UE hanno inserito ingiustamente l'OMPI, la principale forza di resistenza, sulle liste delle organizzazioni terroriste per mercanteggiare coi mullah, la Resistenza iraniana continuava a beneficiare di una legittimità manifesta, in particolare presso i parlamentari sia in Europa che al Congresso degli Stati Uniti.

Approfitto di questa occasione per esprimere la mia gratitudine a tutti i sindaci, le personalità, i parlamentari e i cittadini francesi e degli altri Paesi, che non hanno esitato a prendere le parti del campo di Ashraf e della Resistenza iraniana.

Tuttavia, il principale ostacolo sul cammino del popolo iraniano, resta la vasta legittimazione dei governi occidentali alla dittatura religiosa di Teheran. Sfortunatamente questi governi hanno sbarrato l'accesso del popolo iraniano ai suoi ideali. Quello che noi vogliamo è che essi riconoscano la lotta del popolo iraniano per il cambiamento di regime. Ho detto spesso che noi non vogliamo né il denaro né le armi dei governi occidentali. Quello che vogliamo è che restino neutrali nel conflitto che oppone il popolo dell'Iran al regime dei mullah. Se cessassero di sostenere il regime, allora sarebbe possibile portare le prove delle violazioni dei diritti dell'uomo e del terrorismo di questo regime davanti al Consiglio di Sicurezza, e allora la terza via che noi proponiamo, vale a dire il cambiamento democratico per il popolo iraniano e la sua resistenza, si aprirà.

AeC: L'Europa vi ha cancellato dalla lista delle organizzazioni dette “terroriste”. Che speranze avete dalla sponda americana prima delle elezioni presidenziali del 2012, dal momento che Obama ha appena abbandonato i Palestinesi?

MR: Nel luglio 2010, il tribunale d'appello di Washington ha sentenziato dicendo che, nel processo d'iscrizione, il diritto dell'OMPI alla difesa è stato sbeffeggiato. Ed ha ordinato al Dipartimento di Stato di rivederne l'iscrizione. Al Congresso americano emerge una forte tendenza, all'interno di entrambi i partiti, a considerare illegale l'iscrizione. Numerosi parlamentari hanno presentato una risoluzione per cancellare il nome dell'OMPI dalla lista nera. Non solo, decine di responsabili dei vari governi americani che si sono succeduti in questi ultimi vent'anni, hanno messo in piedi una vasta campagna politica che insiste sul fatto che la soluzione alla questione iraniana passi per il sostegno a questa resistenza, e per la cancellazione del nome dell'OMPI da quella lista. Per cancellare questa etichetta, la giustizia, la democrazia e la legge sono al fianco della Resistenza Iraniana. Tuttavia, l'interesse allo status quo della dittatura religiosa, arriva al punto da inviare un messaggio agli Stati Uniti per dire che la ritrattazione dell'iscrizione dell'OMPI dalla lista del Dipartimento di Stato equivarrà ad una dichiarazione di guerra alla “Repubblica islamica”.

Nel 1997 quando il Dipartimento di Stato ha iscritto l'OMPI sulla lista, le autorità dichiararono che si trattò di un gesto di buona volontà verso l'Iran dei mullah. Si trattò dunque di una decisione puramente politica, senza alcuna base o giustificazione materiale o legale.

Quando i mullah iraniani complottarono per assassinare l'ambasciatore saudita a Washington, e quando l'ultimo rapporto dell'AIEA stabilì chiaramente che il regime preparava la bomba atomica, gli Stati Uniti avrebbero dovuto decidere se contava di più continuare a stare al fianco del regime dei mullah, o rispettare la nazione iraniana.

 

IL CULMINE DELLA BATTAGLIA

 

AeC: I dissensi all'apice del potere a Teheran sono ormai di dominio pubblico. Cosa ne pensa?

MR: I dissensi tra la Guida Suprema e il suo presidente sono visibili, e non si tratta di una semplice battaglia di potere. È il risultato dello stallo nel quale si trova il regime. Ahmadinejad è salito al potere nel 2005. In questi sei anni è stato l'esecutore degli ordini di Khamenei. Quest'ultimo cantava ogni settimana le lodi del suo “miracoloso” presidente. Al momento della frode elettorale del 2009, Khamenei ha messo Ahmadinejad al centro di uno scandalo che ha scatenato estese proteste di piazza. Ma da quando il regime è entrato nella zona di turbolenza, Ahmadinejad ha iniziato a sfidare il suo maestro. Come si è arrivati a Questo? Le sommosse del 2009 e del marzo 2011, hanno seriamente incrinato l'autorità di Khamenei. Da un altro lato il regime si confronta con un fallimento economico aggravato dagli effetti dell'embargo internazionale. La primavera araba e, nel cuore degli sconvolgimenti, la rivolta in Siria, hanno scosso il fronte regionale del regime e la sua stessa esistenza. Il conflitto all'apice del regime è tale che Khamenei pensa di cambiare la costituzione per sopprimere la corrispondenza del Presidente della Repubblica. Sette mesi dopo l'inizio di questo confronto, non si è trovato alcun mezzo per controllarla. Le elezioni legislative del marzo prossimo accentueranno senza dubbio gli antagonismi.

AeC: Ashraf, in Iraq, dove sono rifugiati, senza armi, 3400 membri della sua organizzazione, è costantemente aggredita dalle forze armate del governo iracheno. Cosa succederà all'inizio del 2012, quando gli americani si saranno ritirati?

MR: Questa domanda bisogna farla innanzitutto al governo americano, il quale si è impegnato a garantire la protezione dei residenti di Ashraf. La comunità internazionale, e in particolare l'Unione Europea e l'ONU, che sono impegnati nel caso Iraq, sono ugualmente responsabili. Devo ricordare che nel luglio del 2009 e in aprile del 2011, è per ordine e per i piani del regime che il governo iracheno ha proceduto al massacro della popolazione indifesa di Ashraf. E questo quando le forze americane si erano impegnate per iscritto a proteggere i Mujaheddin del Popolo in cambio della consegna delle loro armi. Poi, durante i massacri, hanno voltato il capo e hanno ignorato il loro impegno. Dopo la carneficina di aprile, l'ONU ha chiesto un'indagine indipendente. Ma il governo iracheno la ha rifiutata. Non solo; ha poi dichiarato un ultimatum per la chiusura di Ashraf il 31 dicembre 2011. È chiaro a tutti che si tratta di determinare l'inizio di un nuovo massacro, in conformità agli ordini dei mullah. Il regime di Teheran ha annunciato, il 21 ottobre, che un accordo in sette punti si è concluso col governo iracheno per lo smantellamento di Ashraf. Eppure, in questi ultimi mesi, gli abitanti di Ashraf hanno rinunciato al loro diritto elementare di restare ad Ashraf (dove vivono da un quarto di secolo), accettando il piano del parlamento europeo che prevede il loro trasferimento verso un altro Paese. Hanno anche presentato sette piani per regolamentare questo problema umanitario. Ma hanno comunque sottolineato  che non accetteranno di arrendersi al regime, o di essere massacrati. Tuttavia, il regime fantoccio in Iraq, ha rifiutato tutte le proposte presentate dai residenti di Ashraf. E cerca di creare ogni ostacolo, e di far avanzare unicamente l'opinione dei mullah, cioè il dislocamento degli abitanti allo scopo di massacrarli con comodo.

Lo scorso settembre l'HCR ha riconosciuto i residenti del campo come richiedenti asilo in modo da beneficiare della sua protezione. L'HCR ha intenzione di definire, uno per uno, lo status dei residenti, ma ha urtato contro le difficoltà poste dal governo iracheno. In queste condizioni, all'approssimarsi della scadenza dell'ultimatum, appare urgente l'azione del governo americano e dell'Unione Europea, che devono prendere l'iniziativa per una decisione al Consiglio di Sicurezza per far sì che gli osservatori delle Nazioni Unite e i caschi blu possano installarsi ad Ashraf allo scopo di proteggere il loro trasferimento verso un altro Paese.

Dal momento che la Francia e gli altri Paesi hanno potuto impedire il massacro dei civili a Bengasi, deve esserci una soluzione molto più semplice per impedire una catastrofe umanitaria ad Ashraf. È nelle capacità e nelle responsabilità di queste potenze. Dopo tutti questi allarmi della resistenza iraniana e dei difensori dei diritti dell'Uomo, come hanno appena affermato alcuni parlamentari europei, nel caso si ripeta un bagno di sangue, la responsabilità incomberà sui governi degli Stati Uniti, dell'UE e dell'ONU, i quali sono perfettamente al corrente della gravità della situazione e degli ostacoli creati dal governo iracheno.

 

NESSUNA SHARìA

AeC: Dopo le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia, coloro che succedono ai dittatori dicono di voler instaurare la sharìa. Quando il regime dei mullah sarà rovesciato, se lei sarà lì, avrà la volontà di proclamare la neutralità religiosa dello Stato?

MR: Il programma della Resistenza iraniana per l'Iran del futuro è l'instaurazione di una repubblica pluralista e laica, fondata sull'uguaglianza dei sessi e marcando la necessità per le donne di svolgere un ruolo paritario nella direzione politica del Paese. Verrà creata una società rispettosa dei diritti dell'Uomo, dove la pena di morte sarà abolita; un Iran non nuclearista che vivrà in pace e in coesistenza col resto del mondo. L'esperienza amara del fascismo religioso, in Iran, fondato sulla deformazione dell'Islam, ha reso esplicito un consenso, in seno al popolo iraniano, sulla necessità della separazione tra Stato e religione. La Resistenza iraniana è fermamente decisa a vegliare sul fatto che, nell'Iran di domani, le leggi emergano da un Parlamento a suffragio universale, e che non vi sia alcuno spazio per la sharìa dei mullah. In particolare, le pene medievali e crudeli in nome dell'Islam. Il fatto che l'OMPI si trovi nel cuore di questa resistenza gli conferisce un potere unico per realizzare questo programma. Con la fede in un Islam tollerante e democratico, i Mujaheddin del Popolo sono più competenti e capaci di chiunque altro, in Iran, per contribuire alla realizzazione di una Repubblica laica nel Paese.

AeC: Tutti gli anni, lei organizza a giugno dei raduni di decine di migliaia di persone, in Francia, alla presenza di numerose personalità francesi e di altri Paesi. Ma nonostante questo innegabile successo, i media francesi restano in silenzio. Come se lo spiega?

MR: Questo è infatti uno dei miei interrogativi in merito alla Francia. Mi chiedo come sia possibile che un Paese che è la culla della democrazia e dei diritti Umani, venga umiliato da tanta iniquità da alcuni dei suoi media. Il criterio è quello dell'attenzione nei riguardi della Resistenza Iraniana. È comprensibile per me che i servizi dell'informazione, o alcune aziende, occupate in campo commerciale, ad esempio con compagnie petrolifere, siano contro la Resistenza iraniana o tentino d'ignorarla per mantenere salde le loro relazioni coi mullah. Ma non capisco perché i media e gli intellettuali agiscano alla stessa maniera. Sono senz'altro confusi dalla menzognera campagna di demonizzazione diffusa dai servizi segreti dei mullah, il Vevak, e le lobbies, per seminare il dubbio sulla nostra organizzazione.  Ma, d'altra parte, il ruolo dei giornalisti e degli intellettuali, in una società, non dovrebbe essere quello di sopravanzare i pregiudizi e la propaganda? Perché non vengono a guardarla da vicino, e giudicarla in seguito, questa resistenza?

Durante numerosi raduni e manifestazioni dell'opposizione iraniana organizzati in Francia, non è raro sentire personalità politiche internazionali, esperte, stupirsi della vastità del sostegno della popolazione. Nonostante il silenzio di gran parte della stampa. Questo silenzio, nel migliore dei casi, è dovuto a mancanza di coraggio nell'esprimere una realtà, e nel peggiore, tradisce una certa complicità col regime al potere, o con coloro che cercano la compiacenza dei mullah. Ma non si può nascondere la realtà per troppo tempo...

AeC: Tende la mano agli oppositori del regime di Teheran, segnatamente a quelli che hanno portato alle più grandi manifestazioni di piazza?

MR: Il messaggio della nostra resistenza è la solidarietà di tutte le opposizioni che auspicano il rovesciamento del regime della Guida Suprema. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, che rappresenta l'alternativa democratica al regime dei mullah, ha adottato un piano di solidarietà nazionale che invita tutti gli oppositori che si rispecchiano in tre principî: il rovesciamento del regime dei mullah; repubblica e separazione della religione dallo Stato; federarsi. Devo ricordare che una parte importante dell'organizzazione dell'insurrezione nasceva da membri e simpatizzanti attivi nella rete dei Mujaheddin del Popolo, all'interno del Paese. Il regime dei mullah ha, d'altronde, denunciato ripetutamente questa realtà. Molti membri di questa rete sono stati arrestati durante la repressione. Nel gennaio scorso, due di questi militanti sono stati impiccati dai mullah, mentre un terzo è morto in prigione per mancanza di cure mediche. I manifestanti di piazza di Teheran hanno dimostrato il loro attaccamento a questi tre principî. Il principale slogan dei manifestanti: “morte al principio della Guida Suprema”, riassume bene queste rivendicazioni.

   

Alti comandanti statunitensi che hanno prestato servizio a Campo Ashraf rifiutano le "assurde" accuse dall'Avvocato dello Stato contro i residenti del campo

Domenica 13 Maggio 2012 18:27

WASHINGTON, May 10, 2012 / PRNewswire-USNewswire / - Le accuse da parte dell'avvocato del Dipartimento di Stato sulla mancanza di accesso, e il sospetto dell'esistenza di armi e munizioni a Campo Ashraf sono assurde e un insulto alla professionalità e all'integrità delle truppe statunitensi che hanno servito a Campo Ashraf, dicono gli alti comandanti militari statunitensi in una dichiarazione, di cui una copia è stata fornita al Comitato USA per i residenti di Campo Ashraf (USCCAR).

Campo Ashraf è una dimora temporanea per i membri del principale gruppo di opposizione iraniano, l'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI / MEK).

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La lettera di una prigioniera politica al Relatore Speciale delle NU, Ahmed Shaheed

Lunedì 05 Settembre 2011 00:00

Shabnam Madadzadeh

Per la prima volta scrivo questa lettera al Sign. Ahmed Shaheed, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite, a nome di una giovane studentessa imprigionata.

Sign. Ahmed Shaheed

Si parla del suo viaggio nel mio Paese. Un Paese in oriente, precisamente nel medio-oriente. Una regione che, negli ultimi anni, ha cominciato ad attirare l’attenzione di molti e dalla quale ci si aspetta un nuovo evento in qualsiasi momento. Non ho niente a che fare nè con il medio-oriente né con coloro che stanno a guardarlo con attenzione. Mi preoccupo di una nazione nel sud-ovest dell’Asia che nella mappa mondiale ha la forma di un gatto. Un Paese per il quale, stando alle ultime risoluzioni delle Nazioni Unite, le è stato richiesto di fornire un rapporto sulle condizioni dei diritti umani. Si, le sto parlando dall’Iran e dal suo cuore pulsante, la prigione di Evin. In questi giorni i circoli politici, i media, le informazioni … e diverse posizioni ufficiali di vari governi parlano tutti del suo viaggio in qualitnoà di Speciale Rappresentante dei Diritti Umani e della sua decisione di scrivere il tale rapporto.

Non sono sicura, per un Paese dove il Presidente, il Sign. Ahmadinejad, ha più volte dichiarato, nell’ambito di conferenze su affari interni ed esteri, “C’è libertà assoluta in Iran” e “l’Iran è il più democratico Paese della regione”, cosa ci potrebbe essere, allora, dietro alla scena per obiettare la venuta di un rappresentante dei diritti umani? In un Paese libero(!) dove ogni criticismo e protesta si confronta con l’intimidazione e la minaccia, in un Paese libero dove ogni difesa delle opinioni e religioni diverse da quelle dei governatori è corrisposta con la detenzione, l’imprigionamento e l’incatenamento, in un Paese libero dove ogni difesa da parte degli avvocati nei riguardi dei loro clienti innocenti - persino nei processi farse - è corrisposta dalla prigione, da sentenze aspre ed il loro allontanamento dal pubblico esercizio. In un Paese libero dove l’intimidazione ed il clima di terrore e la dimostrazione di potere è resa evidente dalle pubbliche esecuzioni di teste nelle pubbliche piazze, non c’è niente che si possa nascondere.

Sign. Ahmed Shaheed

Anche se comprendere o meno questa situazione sia semplice o no per lei, questi sono i fatti delle nostre vite. Siamo imprigionati per le nostre opinioni in un Paese dove le autorità esprimono i loro riguardi per gli abusi dei diritti della gente di altri Paesi, persino quelli più lontani, ogni minuto ed ogni giorno, e dichiarano la solidarietà a quella gente, criticando i governanti dispotici delle altre nazioni e ammonendo i dittatori ad ascoltare la loro gente, perché il popolo cambierà il corso della storia.

Discutono del trattamento degli studenti e parlano della libertà parola e d’opinione. In queste circostanze mi chiedo “Chi sono io?” Io che sono stata imprigionata per le mie opinioni, i miei pensieri, le mie compagne di cella, donne innocenti con un modo diverso di vedere la realtà, ci collochiamo in quale parte di questo puzzle? “Perché, allora, voi non riuscite a sentire la nostra voce?”

Dopo vari tentativi per far si che gli ufficiali sentano la tua voce, puoi concludere il discorso dicendo “La morte è buona, ma per i nemici”. Quindi quando la tua voce non è ascoltata, piangi e parli dei diritti perduti, piangi affinché qualcuno possa sentirla, persino qualcuno al di là dei confini. Piangi così che quelle coscienze sensibili risveglino dai tuoi dolori ed dai tuoi lamenti e che la mia lettera a lei possa essere come quel pianto da una montagna di dolore e sofferenza. Le parlo come una ragazza iraniana di 24 anni, una studentessa di Scienze Informatiche dell’Università di formazione per insegnanti a Teheran, che è stata in carcere assieme a suo fratello per cercare giustizia , libertà e dignità umana dal 19 febbraio del 2009. Una ragazza che, nei due anni e mezzo di prigionia, ha sperimentato il servizio segreto d’informazioni del carcere, sezione 209 e sezione pubblica della prigione di Evin, la prigione di Rajai Shahr e la prigione Gharechak di Varamin. Le sto parlando come una studentessa iraniana.

Mentre le persone della mia età, negli altri Paesi, vengono supportate dai loro governi a seguire la via del successo in tutti i campi di dominio sociale e scientifico, io sto lottando, dietro alla sbarre, per avere il minimo dei diritti umani. Per il diritto di pensare, il diritto d’esprimere i miei pensieri e persino il diritto di respirare. In un Paese dall’ampio cielo e dal vasto territorio dove, grazie all’avanguardia della tecnologia e delle camere a circuito chiuso, la mia porzione di diritti si riduce all’angolo di una gabbia dove anche il mio respiro viene contato, ed il mio unico mezzo di comunicazione, con il mondo esterno, in questa era di comunicazione, sono i soli 20 minuti che trascorro in una cabina d’incontro con la mia famiglia dietro ad un vetro sporco e con l’ausilio di un telefono. Il mio unico spazio è un angolo angusto di una gabbia senza aria fresca. Quando gli atti di valore per la scienza e la tecnologia sono bersaglio dei governatori, ti chiedi cosa significhi allora la prigionia degli studenti? Eccetto centinaia di persone che vengono private del loro diritto a continuare gli studi solo per ciò in cui credono. L’aspetto più doloroso di questi comportamenti è che non si limita agli studenti ma si allarga fino a toccare i dottori, gli ingegneri, gli avvocati, gli insegnanti, le casalinghe, i giovani ed gli anziani, gli uomini e le donne!

Sign. Ahmed Shaheed!

Quando sfoglio il libro della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non ho altro che rimpianti dal momento che non posso trovarne alcun esempio nel mio Paese. Al fine di provare la nostra umanità con qualsiasi opinione e religione, dobbiamo sottometterci a questa dura lotta e pagare il prezzo solo per l’umanità. Sono in grado di dare esempi di violazione per ciascuna delle sezioni della congiunta Dichiarazione dei Diritti Umani. Io e mio fratello ( Farzad) siamo stati interrogati in celle solitarie della sezione 209 della prigione di Evin, non solo per le nostre personali opinioni ma, anche, per quelle di alcuni membri della nostra famiglia. Ho visto alcune delle donne della Baha’i in questa stessa sezione 209 che sono state detenute solo per il loro modo di pensare. Ho visto i giornalisti che sono stati imprigionati per aver dato notizie in merito alla situazione esistente. Ho assistito al processo ingiusto di mio fratello ed al mio, condannarci a cinque anni di prigione in Iran nei posti più esempelari d’esilio. Si Sign. Shaheed, abbiamo una così lunga ed amara storia che posso solo menzionarne alcuni punti. Ho vissuto in prigione da quando avevo solo 21 anni assieme a drogati, assassini, spacciatori e prostitute, tutte vittime del sistema ingiusto ed infernale di questa terra.

Ho sperimentato la peggior specie di situazioni possibili. Situazione di vita orribile a Rajai Shahr, avendo solo due bagni, un lavandino e due docce per 200 persone rappresenta il più tangibile e al limite degli esempi di questa situazione. Ho visto tante cicatrici e pene su queste persone sofferenti. Mi sono seduta con loro, sofferto con loro, e pianto per la loro solitudine e mancanza d’aiuto. Vorrei li vedesse anche lei, vedesse come non solo i loro diritti basilari di detenuti al centro di detenzione di Share Ray (Prigione di Garechak) vengono ignorati ma, anche e soprattutto i loro basilari diritti umani. Che lei vedesse le donne indifese detenute in un luogo che non ha alcuna relazione con gli standards di una prigione. Ora dopo essere stata esiliata nella prigione di Rajai Shahr sono stata trasferita nuovamente ad Evin. Assieme ad altre 32 donne innocenti sto trascorrendo giorni bui di detenzione in un posto che secondo gli stessi ufficiali della prigione non può nemmeno essere riconosciuto come una “sezione” con i minimi mezzi di comunicazione e situazione di sicurezza.

Sign. Shaheed!

Non so come sarò trattata dopo aver scritto questa lettera, perché nella prigione di Rajai Shahr mi è stato impedito d’incontrare e telefonare alla mia famiglia per ben quattro mesi, dal 14 Ottobre 2010, poiché li avevo informati delle mie condizioni critiche. Ora sono quasi due mesi che mio fratello Farzad Madadzadeh con altri tre amici, Saleh Kohandel, Behrouz Javid Tehrani e Pirouz Mansouri sono stati trasferiti dalla prigione di Rajai Shahr alla sezione di massima sicurezza della prigione di Evin. Da quel momento non abbiamo più avuto loro notizie. Ma abbiamo imparato questa valida lezione a costo degli anni della nostra giovinezza. Ora che ha avuto il compito di testimoniare tutte queste sofferenze personali, forse sprecando un po’ del suo prezioso tempo, potrà informare il mondo di loro utilizzando la sua coscienza e consapevolezza e forse prevenire di continuare queste crudeltà.

Sign. Shaheed ci sono molte cose da dire e queste sono solo una piccola parte del mare di sofferenza e di dolore.

Dal momento che questo piccolo raggio di speranza esiste nella sofferenza del popolo iraniano e in tutti i cuori dei prigionieri, il suo rapporto potrebbe rappresentare gli sforzi di realizzazione del sogno di tutti coloro che hanno messo assieme la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e portare ad una situazione di miglioramento. Ovviamente esiste anche la paura che questa possibilità venga assorbita dai giochi politici come migliaia di altre questioni. Ora tutti gli occhi sono su di lei. Non permetta che questo accada. Shabnam Madadazadeh Prigione di Evin Settembre 2011

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La traduzione in Italiano a cura del'Associazione delle Donne Democratiche Iraniane, ADDI

   

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